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domenica, 2 Ottobre 2022

San Vincenzo Ferrer, un culto di 600 anni

La biografia di Vincenzo Ferrer è un romanzo storico che abbraccia l'evoluzione della storia del Mezzogiorno italiano e della futura storia spagnola. Il suo culto a seicento anni di distanza è ancora vivissimo soprattutto nel cuore della città partenopea oltre che del Sud Italia.

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Domenico Papaccio
Laureato in lettere moderne presso l'Università degli studi di Napoli Federico II, parlante spagnolo e cultore di storia e arte. "Il giornalismo è il nostro oggi."

Vicent Ferrer era valenciano, con origini legate alla grande nobiltà catalana e vicino alla casata Aragonese. I Ferrer avevano, infatti ricoperto numerosi incarichi presso la corte di Barcellona.

Giovanissimo entra nell’ordine domenicano, che nel XIV secolo costituisce insieme ai Francescani, la summa teorica della teologia cristiana e l’ossatura dell’ inquisizione medievale. Si sposta nei massimi centri culturali, come Tolosa fino a legarsi al legato pontificio aragonese, cardinal Pero De Luna.

Tra gli anni 70′ e 90′ del 300′ Vincent prese parte allo scisma d’Occidente avvenuto tra Roma e Avignone, secondo lo schieramento della casata aragonese, favorevole a papa della dantesca cattività avignonese, Clemente VII. Nel 1394, alla morte di quest’ultimo ed l’ascesa del De Luna, intraprese un climax che lo renderà protagonista della vita politica e sociale oltre che spirituale del Basso Medioevo.

Infatti, Vincent riuscì, dopo esser guarito da una grave malattia, resa vicenda meramente agiografica divenne uno dei massimi predicatori dell’Occidente mediterraneo cristiano.

Il ruolo del Ferrer nelle vicende aragonesi tra la penisola iberica ed i domini nel Mezzogiorno italiano fu determinante in numerose vicende, come per il Compromesso di Caspe del 1413, il quale riuscì ad attribuire in modo non semplice l’elezione a re dei domini aragonesi alla morte di Martino I, il suo candidato Ferdinando I.

Nel 1415 partecipò ad eventi importantissimi per le sorti della riunio della Cristianità Occidentale, con la capitolazione di Narbona.

Numerose sono le vicende agiografiche presenti nella biografia del santo, soprattutto per spiegarne le incredibili doti oratorie, nonostante parlasse alle folle solo in valenciano.

Secondo i linguisti romanzi, nel medioevo le lingue neolatine erano meno differenti sul piano diatopico.

Canonizzato da Callisto III nel 1455, a 600 anni della sua scomparsa il suo nome è emblema di una spiritualità legata al popolo, anche partenopeo dove è considerato come un santo napoletano, a causa proprio del perenne viaggiare svolto durante la sua vita.

Particolare è anche la sua iconografia. Rappresento in vesti domenicane,  con la fiamma dello Spirito Santo che scende sul capo e l’indice destro rivolto verso l’alto, per sottolineare il richiamo al suo ruolo di predicatore, al suo soprannome, el Angel, all’ Apocalisse di Giovanni, evidenziata spesso dall’ accompagnamento di trombe.

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