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Pearl Harbor, cosa accadde il 27 marzo 1941 nel porto americano?

Quanti quesiti esistono a cui non può essere data una risposta? A volte sarebbe complesso scogliere alcuni dubbi, in altre circostanze davvero impossibile. Cosa sarebbe successo se il 27 marzo del 1941 i giapponesi non avessero cominciato a studiare l’attacco alla base di Pearl Harbor? Probabilmente uno degli eventi più importanti dell’intera storia non si sarebbe verificato, ma numerose vite umane non sarebbero state sacfricate e in molti occhi non si sarebbe rispecchiata una dose consistente di crudeltà.

Una spia giapponese, chiamata Takeo Yoshikawa, raggiunse Honolulu e cominciò ad esaminare la Flotta degli Stati Uniti a Pearl Harbor. Era una mente diabolica, ma allo stesso tempo sagace, quella dell’ammiraglio nipponico: fu considerato a tutti gli effetti uno dei migliori comandanti della flotta, uno dei più grandi strateghi navali della storia. Gli studi compiuti culminarono il 7 dicembre dello stesso anno, quando il Giappone decise di distruggere questa base navale nelle isole hawaiane.

Il legame diplomatico tra i due paesi si frantumò definitivamente: il vaso, colmo di acqua, precipita con l’ultima goccia, il vaso di Pandora è stato aperto, sprigionado i mali più oscuri del pianeta. Un vero e proprio affronto, dunque, agli Stati Uniti, i quali successivamente entreranno nel conflitto mondiale già in corso e dichiareranno guerra all’impero giapponese.

Il futuro agguato è noto con il nome in codice “Operazione Z,“, un agguato il quale costringerà il presidente americano Franklin Roosevelt a rilasciare alcune dichiarazioni significative nel suo discorso nazionale. Si parlerà, infatti, di “Day of Infamy” ,”giorno dell’infamia“, un oltraggio imperdonabile per la nazione con la bandiera a stelle e strisce. I giapponesi terminarono l’operazione con un grandioso successo tattico: i depositi di carburante e l’arsenale della base americani non furono distrutti, ma i danni inflitti furono comunque consistenti, le conseguenze tragiche.

Secondo alcune ricostruzioni storiche degli ultimi anni, sono stati proprio gli Stati Uniti ad indurre il Giappone ad attaccare, attraverso il progetto McCollum. Quest’ultimo era un capitano esperto nei costumi giapponesi, egli stesso aveva vissuto qualche anno in quel paese orientale. In cinque pagine, divise il suo piano in otto fasi, che avrebbe condotto il Giappone all’offensiva. Questo documento rimase segreto per alcuni anni e nel 1995 fu scovato in una scatola della Marina militare degli Stati Uniti. Malgrado la mancanza di questa prova fondamentale, la partecipazione del presidente in tale complotto era evidente. Su tutti i fogli, però, c’erano le sue impronte digitali, una dimostrazione lampante.

Gli Stati Uniti avrebbero potuto evitare, dunque, l’attacco alla loro base di Pearl Harbor? Probabilmente gli USA hanno voluto quell’affronto per cominciare la guerra e poter soddisfare l’industria. La popolazione ha subito i danni irreparabili di un conflitto dall’enorme portata: numerose sono state le vite umane stroncate, una spietata atrocità si è diffusa repentinamente su tutto il globo. Va sottolineata, però, l’abilità di Yoshikawa e dell’intero popolo giapponese di studiare minuziosamente la flotta americana. Un vero e proprio trionfo per l’ammiraglio nipponico, nonostante la sconfitta finale e i bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki.