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Munasterio ‘e Santa Chiara: storia e bellezza

Munasterio ‘e Santa Chiara: È il 1310,  a Napoli regna la dinastia angioina, e, più precisamente, Roberto D’Angiò, detto il saggio. È  un re che ama l’arte e la cultura,  è amico e mecenate di Petrarca e Boccaccio. Dopo un primo matrimonio con Iolanda d’Aragona, da cui ebbe due figli, Luigi, morto in tenera età, e Carlo, poi Duca di Calabria e suo erede al trono di Napoli, sposa in seconde nozze Sancia di Maiorca, una donna molto devota e religiosa. Molto innamorato di lei, intese farle un dono prezioso: le avrebbe costruito una bellissima chiesa.

L’ architetto Gagliardo Primario avviò i lavori per questa immensa chiesa, dal criterio gotico e provenzale, in cui lavorarono artisti del Calibro di Giotto e Tino da Camaino. C’è una storia che riguarda quei giorni: il primogenito del Re, Carlo, come fanno tutti i giovani nei confronti dei propri genitori, criticò lo stile della Basilica, ritenendola cupa e antica, e disse al padre che sembrava una stalla con le mangiatoie laterali. Re Roberto gli rispose che sperava che questa mangiatoia non dovesse essergli utile in futuro. Inutile dire che l’involontario cattivo auspicio colse nel segno. Pochi anni dopo, mentre sulla collina di Sant’Elmo erano già partiti i lavori per la nascita di un’altra chiesa, diversa e a suo modo più moderna e sfarzosa, la Certosa di San Martino, il Principe Carlo, trentenne, che ne aveva voluto la costruzione, morì, e venne sepolto proprio a Santa Chiara. Roberto si dedicò molto anche agli studi teologici, persino scrivendo alcuni sermoni laici, e occupandosi della canonizzazione di San Tommaso d’Aquino. Insieme alla moglie Sancia, organizzo’ molte iniziative benefiche per aiutare l’ enorme convento di Santa Chiara, dove Francescani e Clarisse si dedicavano alla preghiera. Fu tale la sua spiritualità, che alla morte volle essere sepolto, ovviamente in Santa Chiara, indossando il saio francescano. Saltando nel tempo alla seconda metà del Settecento, la chiesa venne ristrutturata e abbellita con le opere di De Mura, Bonito, Vaccaro e Fuga. Ancora un salto e arriviamo al Novecento, anzi, per la precisione, al 4 agosto del 1943,  quando i feroci bombardamenti degli alleati quasi rasero al solo la basilica. Dall’anno dopo, dal 1944, enormi  lavori di ristrutturazione, durati quasi dieci anni, riportarono la chiesa agli antichi splendori, riportandola al modello iniziale trecentesco.

Munasterio ‘e Santa Chiara

Alle spalle della Basilica, i grandiosi monasteri, con la biblioteca, le sale dei refettori, il Museo dell’Opera, e, più di tutto, il fantastico Chiostro maiolicato, progettato da Vaccaro e decorato con Maioliche settecentesche e affreschi del Seicento, con scene dell’Antico Testamento. Tra le personalità che hanno trovato il loro riposo eterno in Santa Chiara, ricordiamo Maria Cristina di Savoia, oggi Beata, e le maggiori personalità della dinastia dei Borboni di Napoli. Chi di noi, passeggiando davanti alla basilica, non è andato con la mente alla famosa canzone che la racconta? Scritta nel 1945, appena terminato il conflitto mondiale, racconta proprio questo,  la paura di un emigrante di tornare a Napoli e non riconoscerla più, devastata dalla guerra e dalle bombe. Sarà invece proprio la ricostruzione di Santa Chiara il simbolo della rinascita e della nuova vita della città.