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Il recupero dei grani antichi

Il recupero dei grani antichi a cui stiamo assistendo è la risposta odierna alla rivoluzione verde avviata negli anni 40’ del secolo scorso.

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Il recupero dei grani antichi a cui stiamo assistendo da qualche anno è la risposta odierna alla rivoluzione verde avviata negli anni 40’ del secolo scorso. Tale rivoluzione ha trasformato la produzione del grano e del riso attraverso nuove varietà nane ad alta resa, adattabili e resistenti alle malattie. Questa produzione agricola di massa è stata pensata  in virtù di una possibile carenza alimentare  in vista di un aumento della popolazione mondiale, che per il 2050 si stima intorno ai 9 miliardi di individui.   Purtroppo queste nuove tecnologie hanno certamente  aumentato la produzione di grano e riso e quindi dei raccolti, ma hanno scatenato  anche nuovi problemi. I pesticidi, i fertilizzanti e i prodotti fitosanitari che fungono da diserbanti  utilizzati per queste coltivazioni hanno sì contribuito ad evitare le carestie, ma hanno comportato costi elevatissimi, sia finanziari che ambientali. L’uso indiscriminato di questi prodotti  ha comportato una significativa  riduzione della biodiversità della flora, un incremento dell’inquinamento e il deterioramento del suolo.   Ed è in questo  contesto storico  che la coltivazione di grani antichi ha trovato terreno fertile per il suo rilancio. Queste coltivazioni rispondono alle esigenze attuali    della biodiversità e della sostenibilità con  una  riduzione sostanziale dell’uso  dei concimi, inoltre garantiscono un differente apporto nutrizionale. E’ risaputo che  l’uso delle farine raffinate ha comportato un drastico calo nutrizionale degli alimenti  in commercio.  Infatti, se da un lato queste farine raffinate  migliorano la conservabilità del prodotto , dall’altro subiscono  il calo del valore nutrizionale in quanto, durante i processi industriali di macinazione,  il germe e la crusca vengono estratti dal chicco. Viene così a mancare   la parte più ricca di vitamina E, vitamine del gruppo B, magnesio, fosforo, potassio, antiossidanti , cioè nutrienti essenziali.  Contemporaneamente il germe di grano tolto dal chicco viene largamente adoperato nell’industria farmaceutica e della cosmesi, che ne riconoscono  da sempre virtù naturali:  antiossidanti;  di  azione antinfiammatoria;  per la salute cardiovascolare con la riduzione del  colesterolo cattivo e come stabilizzatore glicemico (ad esempio la pasta prodotta con farine raffinate tende ad avere un indice glicemico maggiore rispetto alla pasta integrale e la pasta fatta con farine contenenti  il germe di grano).
Inoltre   viene attribuita al germe di grano una grandissima forza ricostituente e un aiuto  contro l’invecchiamento cellulare.  Nonostante i suddetti benefici  il recupero della  coltivazione dei grani antichi è ancora delimitata a pochi ettari  di terreno    e non è in grado di soddisfare la richiesta mondiale garantita con la produzione agricola di massa. In Italia la coltivazione dei grani antichi è in netta espansione e strettamente legata ai luoghi di appartenenza. Concentrati soprattutto in sud Italia troviamo: il grano antico  “Senatore Cappelli”  coltivato in tutto il sud Italia, il “Verna”  toscano, il “Tumminia” siciliano, il “Russello” coltivato in salento e tanti altri.

Un ritorno al passato con un occhio al futuro pensando alla salute umana e all’ambiente.