Il Bangladesh introduce la pena di morte per lo stupro L'aumento repentino delle violenze sessuali nel Paese sud-asiatico ha avuto come conseguenza l'introduzione della pena di morte per tale crimine

Bangladesh

All’ennesimo atto di violenza sessuale il Bangladesh ha detto basta! Dopo giorni di proteste e manifestazioni in piazza, il ministro della Giustizia Anisul Huq ha deciso di dare una svolta allo scempio che il Paese sta vivendo a causa dell’aumento dei casi di stupro.

L’introduzione della pena di morte potrebbe essere una soluzione. Fino a poco tempo fa questa era prevista sol in casi di omicidi a sfondo sessuale.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso e che ha portato allo scatenarsi delle manifestazioni in piazza è stato un video diffuso sui social media di uno stupro di gruppo perpetrato ai danni di una 37enne.

La donna, facente parte della fascia più disagiata della popolazione è stata filmata mentre subiva la violenza a turno da quegli uomini senza scrupolo.

Dopo la diffusione del video, otto uomini sono stati arrestati e dalle indagini condotte dalla National Human Rights Commission è emerso che la 37enne era già stata stuprata più volte in precedenza.

Non son casi isolati o rivenienti dalle fasce più disagiate del Bangladesh. Tra questi casi vi è quello denunciato da una donna che ha accusato di stupro diversi membri dell’ala giovanile del partito di governo che sono poi stati posti sotto arresto dalle forze dell’ordine.

Dopo l’Algeria, la Tunisia e l’India, anche il Bangladesh ha deciso che si è arrivati al capolinea, che lo stupro e la violenza dovevano finire. I manifestanti, tra cui moltissimi studenti, sono scesi in piazza gridando “impiccateli“.

La ong Ain-o-Salish Kendra ha riscontrato un mero aumento di questi casi negli ultimi anni. Solo da inizio 2020 a questo settembre solo un quinto delle mille denunce registrate come violenza sessuale sono state attribuite a gang di stupratori.

Poche rispetto al numero reale di stupri che non vengono denunciati, poiché il numero di condanne è molto basso e la paura vince sulle vittime.

Tra i cartelli dei manifestanti che sono scesi in piazza nella capitale si leggeva il terrore di poter essere la prossima vittima o che possa esserlo una persona cara, la paura di camminare da soli in strada, di andare a letto chiedendosi se una porta chiusa possa essere sufficiente per fermare il male che giace in alcuni esseri umani

Questo emendamento, però, rappresenta anche una sconfitta per i sostenitori dei diritti umani, sostenitori della moratoria universale sulla pena di morte lanciata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Il Bangladesh è tra i paesi che eseguono tutt’oggi pene capitali, con due esecuzioni solo nello scorso anno, anche se tale pena è stata commutata in carcere a vita in 24 casi.

 

 

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