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Dismorfismo: quando i difetti ci impediscono di vivere

La nostra è una società in cui l’aspetto estetico, che si voglia o no, è considerato molto importante e i canoni estetici proposti sono spesso molto rigidi. È pur sempre vero che prendersi cura di sé è importante e che il desiderio di piacere ed essere apprezzati non può essere biasimato, né essere considerato patologico. Anche il ricorrere a piccole o grandi correzioni estetiche per migliorare è perfettamente normale e si inserisce nel nostro modo di rapportarci sia con la società che con noi stessi. Queste preoccupazioni riguardo il proprio aspetto però se vanno oltre una certa misura possono essere frutto di un disagio psicologico profondo che si esprime in una costante insoddisfazione per come si appare. È questo il caso del dismorfismo corporeo dove il difetto o i difetti, presenti in maniera lieve o assenti, diventano oggetto di un’esagerata attenzione, un’ossessione che può avere effetti negativi anche sulla vita sociale, portando chi ne soffre a un vero e proprio isolamento.

Questo disturbo è diventato un problema abbastanza comune negli ultimi decenni: alcuni studi epidemiologici riportano che la stima in relazione alla popolazione generale varia tra lo 0,7% e il 2,4%; nei pazienti dermatologici l’incidenza aumenta (tra il 9% e il 12%) fino a culminare nei pazienti sottoposti a interventi di chirurgia estetica (tra il 3% e il 53%). Numeri alti si registrano anche tra pazienti che mostrano sofferenza psicologica: in quelli con disturbo ossessivo compulsivo la percentuale di incidenza si aggira tra l’8% e il 37%, mentre tra quelli con fobia sociale tra il 14% e il 42%. Tuttavia, è anche vero che probabilmente i casi reali sono molto più numerosi; purtroppo, il dismorfismo è ampiamente sottovalutato come disturbo.

I criteri per la diagnosi del dismorfismo sono oggi ben definiti, grazie a una maggiore comprensione del disturbo, legata alla recente revisione del Manuale diagnostico Statistico delle Malattie psichiatriche (DSM-5). In questa revisione sono stati chiariti alcuni aspetti del disturbo, il quale è stato inserito nel gruppo più ampio del Disturbo Ossessivo-Compulsivo; si riscontrano infatti i comportamenti tipici di questa categoria.

Sintomi del dismorfismo: quando lo specchio imprigiona

Chi soffre di dismorfismo esprime la propria ossessione riguardo il proprio aspetto controllandosi ripetutamente allo specchio e il confronto con la propria immagine è sempre all’indice dell’insoddisfazione. Gli altri sintomi sono diversi e possono manifestarsi sia in maniera graduale che acutamente; l’intensità può anche variare nel tempo, infatti si pensa che il disturbo sia solitamente cronico a meno che i pazienti non siano adeguatamente trattati. Ecco quali sono i sintomi più tipici:

  • Il confronto frequente tra il proprio aspetto e quello altrui
  • Forte preoccupazione legata a una o più parti del corpo
  • Il ricorrere ad ogni tentativo per coprire le proprie imperfezioni. Ciò si traduce anche nel perdere molto tempo a nascondere il difetto o a tentare di correggerlo.
  • Il pensare che altre persone giudichino o deridano quel difetto o l’aspetto in generale
  • Evitare situazioni sociali
  • Una forte convinzione di essere brutti o addirittura deformi
  • Continua ricerca di rassicurazioni da parte degli altri sul proprio aspetto
  • Lo stuzzicare la pelle

È importante inoltre specificare che il dismorfismo è spesso associato ad altri problemi come l’ansia, i disturbi dell’umore, tra cui depressione, disturbi alimentari e abuso di sostanze.

Le preoccupazioni legate al dismorfismo possono essere legate al diradamento percepito dei capelli, all’acne, alle rughe, eventuali cicatrici o macchie, a un’eccessiva peluria del viso o del corpo, così come possono coinvolgere ogni parte del corpo percepita come brutta, deforme o imperfetta. Secondo le ricerche, inoltre, gli uomini manifesterebbero di più rispetto alle donne quello che viene chiamato dismorfismo muscolare, caratterizzato dalla preoccupazione che il proprio corpo non sia sufficientemente asciutto e muscoloso. Chi soffre di dismorfismo muscolare può utilizzare steroidi androgeni e vari integratori per costruire muscoli e/o perdere grasso, il che può essere pericoloso. Inoltre un’altra tendenza maschile è sviluppare preoccupazioni legate ai genitali, mentre le donne che soffrono di dismorfismo di frequente manifestano un disturbo alimentare in comorbidità.

Le cause: tra genetica ed esperienze di vita

Le cause non sono completamente chiare, ma è probabile che, come avviene per molti altri problemi di salute mentale, il dismorfismo sia causato da un insieme di fattori che vanno dalla genetica alla chimica cerebrale, passando esperienze di vita e alla cultura di appartenenza. Inoltre, avere consanguinei affetti da dismorfismo fa aumentare le probabilità di sviluppare questa condizione.

La cura: tornare ad amarsi

Due sono le strade che si possono intraprendere per curare il dismorfismo: la terapia farmacologica e quella cognitivo-comportamentale. Per quanto riguarda la prima opzione, gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina o la clomipramina risultano spesso molto efficaci. La terapia cognitivo-comportamentale è la psicoterapia di scelta: i medici incoraggiano i pazienti ad affrontare gradualmente le situazioni che temono o evitano, come quelle sociali, astenendosi però dai propri rituali come l’eccessiva pulizia o il controllare lo specchio. La terapia cognitivo-comportamentale include anche altri elementi come la rieducazione percettiva. Spesso sono affiancate tecniche motivazionali necessarie per aumentare la volontà del paziente a rimanere in trattamento. A non essere raccomandato è il trattamento cosmetico, considerato quasi sempre inefficace.