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Diritto alla riparazione, la rivoluzione che dipende dai ricambi

Diritto alla riparazione arriva anche in Italia, anche se in colpevole ritardo, che obbliga i produttori a rendere riparabili i device tech.

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Diritto alla riparazione

Diritto alla riparazione: dal 22 ottobre anche l’Italia può dire di averlo, con la solennità di una Gazzetta Ufficiale e la fretta di una pratica allo sportello. Il decreto legislativo 176/2026 inserisce nel Codice del consumo regole nuove per smartphone, lavatrici e frigoriferi guasti dopo la garanzia: il produttore deve ripararli gratuitamente o a prezzo ragionevole, oppure offrire un prodotto ricondizionato. Chi sceglie la riparazione al posto della sostituzione guadagna dodici mesi di garanzia, purché abbia comprato a partire dal 31 luglio 2026.

Diritto alla riparazione, ricambi, moduli e buone maniere

Il testo vieta, salvo giustificazioni oggettive, gli ostacoli contrattuali o tecnologici che tengono lontani i riparatori indipendenti dai componenti compatibili, usati o stampati in 3D. Chi vende ricambi non può imporre prezzi dissuasivi, e il riparatore può consegnare un modulo europeo con costi e condizioni, fermi per trenta giorni. Vigila l’Antitrust, mentre il ministero delle Imprese ospita un Osservatorio nazionale: in Italia, si sa, nessun diritto nasce senza un osservatorio.

Il conto del ritardo

Il vero capolavoro, però, è la puntualità. La direttiva europea chiedeva di recepirla entro il 31 luglio 2026, e il decreto è arrivato quasi tre mesi dopo. Bruxelles ha già inviato all’Italia una lettera di costituzione in mora, primo passo della procedura d’infrazione. Una trafila che per lo più si risolve prima del tribunale, ma intanto l’immagine è servita. Una multa vera e propria, per ora, non c’è: arriverebbe solo se il caso finisse davanti alla Corte di giustizia Ue e si chiudesse con una condanna. A pagarla, naturalmente, sarebbero i contribuenti, non certo chi ha tardato.

Fatta la legge..

Nel frattempo la norma ha le sue scappatoie: vale per undici famiglie di prodotti e, per gli smartphone, solo per i modelli in commercio dal 20 giugno 2025. Il vecchio telefono nel cassetto resta dov’è. E il diritto alla riparazione vale quanto il prezzo del ricambio: se il display costa come un telefono nuovo, a vincere resterà l’usa e getta.