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Afghanistan: i Talebani avanzano e Kabul cadrà in 90 giorni

Non concede tregua l’avanzata dei talebani in Afghanistan. La Presidenza Biden, stando ad un articolo riportato su un quotidiano statunitense, preconizza la caduta della Capitale Kabul entro 90 giorni.

L’avanzata dei talebani verso le città travolge come una slavina alpina: il conto dei centri conquistati in una manciata di giorni si protrae: Feyzabad, Farah e Pul-i-Khumri vanno ad aggiungersi a Kunduz, Sar-i-Pul, Taloqan, Zaranj, Sheberghan e Aybak. All’aeroporto di Kunduz decine di soldati afgani hanno ceduto ai talebani, rimettendo l’aeroscalo nelle mani dei ribelli. Attualmente, gli insorti controllano i 2/3 del Paese.

Oggi si guerreggia a Kandahar, capoluogo dell’omonima provincia afghana, che i ribelli stanno cercando di assediare, sobborgo dopo sobborgo. Le vittime, tra feriti e morti, sono già oltre 47. I combattimenti, come si apprende da Al Jazeera, si sono raggruppati nei pressi dell’ospedale, e una grande fetta della metropoli è già in mano ai tumultuosi.

Oggi il presidente afghano Ashraf Ghani ha visitato il centro settentrionale di Mazar-i-Sharif con l’intento di dare man forte ed incentivare le forze circondate. Ashraf Ghani si è incontrato con il leader locale, Atta Mohammad Noor, e con il signore del controllo militare Abdul Rashid Dostum. Il fulcro del dibattito è stato la tutela della città, già presa nel suo hinterland. Se venisse isolata anche Mazar-i-Sharif per lo Stato di Kabul sarebbe allora la completa disfatta.

Fino ad oggi, dall’Occidente non sono pervenute contromisure idonee: Zalmay Khalilzad, messaggero della Casa Bianca per l’Afghanistan, si muoverà verso Doha, luogo in cui “premerà perché i talebani perché fermino l’offensiva”.

Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America ha ribadito che “i livelli di violenza in Afghanistan sono alti in modo inaccettabile, e non sono coerenti con l’accordo fra Stati Uniti e talebani”. Se ne è reso conto il mondo intero, ed oltremodo, se ne sono avveduti gli afgani, che a flotte fuggono verso la città di Kabul, ormai ritenuta l’ultimo propugnacolo del governo.

Nel frattempo, in Europa, considerata la situazione di conflitto, Bruxelles ha posto l’accento sul fatto di essere “in contatto con il governo di Kabul” e che “data la situazione, non si prevede di fare rimpatri forzati verso l’Afghanistan”. Il ministero dell’Interno teutonico ha suffragato che saranno sospesi i rimpatri forzati dei cittadini afghani la cui domanda di asilo è stata rigettata.
Ma l’iniziativa non è andata a genio a sei stati membri, che hanno impugnato la sentenza alla Commissione in segno di contestazione. Austria, Danimarca, Belgio, Paesi Bassi, Germania Grecia hanno dichiarato nella loro lettera che “fermare i rimpatri di chi si è visto respingere la richiesta di asilo manderebbe un segnale sbagliato e probabilmente spingerebbe ancora altri cittadini afgani a lasciare le loro case per dirigersi verso l’Europa”.

Tuttavia, la brusca intensificazione sul piano del conflitto e l’avanzamento dell’offensiva talebana in nuovi abitati, hanno invogliato alcuni dei firmatari a fare dietrofront: “A causa dello sviluppo della situazione e delle condizioni della sicurezza nel Paese, il ministro dell’Interno ha deciso per ora di interrompere le espulsioni”.