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Milano fashion Week settembre 2026 cambiano i “capi”

Milano fashion Week 2026 a settembre alcune delle maison italiane più importanti cambiano ai vertici, rischiare per parlare ai giovani...

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Milano fashion week 2026 settembre cambi ai vertici

Milano Fashion Week, il cambio della guardia che ridisegna la moda italiana. L’edizione di settembre 2026 segna un passaggio raro nella storia recente della moda milanese: tre grandi case cambiano guida creativa nello stesso momento. Dario Vitale è stato nominato direttore creativo di Emporio Armani e degli accessori Giorgio Armani, una scelta che apre una nuova fase dopo decenni in cui il fondatore ha guidato personalmente ogni collezione. Da Moschino arrivano invece Loris Messina e Simone Rizzo, fondatori del duo Sunnei, che presentano il loro debutto con una collezione co-ed, uomo e donna raccontati nello stesso spazio creativo. Su Gucci, intanto, Demna firma la sua seconda collezione, confermando la direzione intrapresa un anno prima.

Milano fashion Week 2026 segnali di cambiamento radicale?

Non un semplice avvicendamento, ma un segnale di sistema. Che tre maison storiche rinnovino la propria guida creativa nella stessa settimana non è un caso isolato da archiviare come ordinaria amministrazione. È il segno di un sistema moda che sente il bisogno di rigenerarsi, forse sotto la pressione di consumi che cambiano e di un pubblico più giovane meno legato ai codici del passato. La scelta di affidare Moschino a un duo che viene dallo streetwear di Sunnei, e non a un nome della sartoria classica, racconta bene questa esigenza di parlare linguaggi nuovi senza però rinunciare al peso simbolico dei marchi storici.

Si cambia e si rischia tanto

Continuità dichiarata, discontinuità reale. Curiosamente, ogni nomina viene presentata ufficialmente nel segno della continuità con i valori del fondatore o della maison. Ma è lecito dubitare che si tratti davvero solo di continuità: la collezione co-ed di Moschino, per esempio, rompe con una tradizione di sfilate separate per uomo e donna che ha caratterizzato il marchio per decenni. Più che una staffetta pacifica, questi cambi sembrano un tentativo di traghettare l’eredità di grandi nomi italiani dentro un’epoca che quei nomi da soli non basterebbero più a rappresentare, con tutti i rischi che una simile operazione comporta