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giovedì, 6 Ottobre 2022

Le fontane di Napoli sono piene di lacrime: “Qui amano anche le pietre”

Secondo le antiche leggende le fontane della città di Napoli sarebbero piene di lacrime: ognuna di esse racconta una storia di cui ormai si sono perse le tracce nel tempo

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Anna Borriello
Scrivo per confrontarmi col mondo senza ipocrisie e per riflettere sul rapporto irriducibile che ci lega ad esso.

Le fontane di Napoli, secondo alcuni antichi racconti, sarebbero piene delle lacrime dei suoi abitanti: raccolgono gioie e dolori dei cittadini da secoli e ne rappresentano, in un certo senso, la storia tra staticità e mutamento.

Napoli, città nata secondo Matilde Serao dal giovane amore di Partenope, si nutre e si modifica, nel paesaggio stesso, dagli amori e dalle disavventure di chi la abita.

È per questo che, in alcuni antichi racconti sull’origine dei colli Poggioreale, Capodimonte, San Martino e del Vomero si dice che fossero quattro fratelli perdutamente innamorati della stessa donna, trasformati in colli ameni dalla lunga ma instancabile attesa. La ragazza, però, non amava nessuno di loro; non li raggiungerà mai ma loro resteranno lì, primavera dopo primavera, ad aspettarla.

Anche le fontane in queste leggende di tempi di cui si è perduta la traccia sono diventante parte di quell’ossimorica opposizione tra staticità e mutamento della città di Napoli. Sono gli statuari contenitori di sentimenti mutevoli che, però, nel corso dei secoli si sono accumulati, goccia dopo goccia. E goccia dopo goccia, col passare del tempo, i pianti degli abitanti di Partenope ne hanno riempito tutte le fontane.

Un’antica leggenda narra, ad esempio, che la fontana di Monteoliveto sia piena delle lacrime di una giovane monaca che, inconsolabile, pianse per tutta la vita pensando alla Passione di Gesù. La fontana degli Specchi, invece, sarebbe piena della lacrime di Corbussone, un cuoco di palazzo folle d’amore per la regina a cui preparava ogni tipo di prelibatezza. Quella dei Serpi è colma dei pianti di una serva fedele e innamorata del suo signore.

La fontana di Medina è piena di lacrime divine: sono quelle di Nettuno che perse la testa per una statua a cui, però, non riuscì mai a dare vita. La fontana del Leone prende il nome dall’angoscia di chi l’ha riempita: un principe solitario il cui unico amico era un leone che morì all’improvviso.

Da qui, il celebre avvertimento per chiunque voglia visitare la città partenopea.

O anime trafitte – avverte Matilde Serao nella raccolta Leggende Napoletane – o anime sconsolate, o voi che per l’amore portate nel cuore sette spade di dolore, non vi sorrida la speranza di guarirvi qui. Qui amano anche le pietre: gli uomini sani s’ammalano d’amore e gli infermi ne muoiono“.

 

 

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