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lunedì, 14 Giugno 2021

Preludio del regime fascista: l’omicidio di Giacomo Matteotti

C'è stato un uomo che ha tentato con tutte le sue forze, e il suo immenso coraggio, a provare a non sottostare alle violenze del neonato partito fascista...ma per Giacomo Matteotti era già stato deciso il suo destino

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Roma, 10 giugno 1924, il parlamentare Giacomo Matteotti trova la morte per mano dei fascisti.

 È il preludio ad uno dei periodi più oscuri della storia italiana: l’avvento del Fascismo.

Benito Mussolini è a capo del movimento politico più quotato, che si caratterizzò per la coesistenza di correnti di pensiero minoritarie fortemente differenti e apparentemente poco conciliabili tra loro, nato da un “bisogno d’azione e fu azione”- questo è ciò che dichiarò il capo del partito; e l’azione ci fu davvero : da quel momento in poi violenze, intimidazioni, uccisioni, lesione dei diritti basilari dell’uomo furono pane quotidiano.

Un esempio iconico di quel periodo è certamente l’uccisione del segretario del partito socialista unitario Giacomo Matteotti.

Perché venne ucciso Giacomo Matteotti?

In base alla nuova legge elettorale, alla lista più votata a livello nazionale – purché avesse almeno il 25% dei voti validi – venivano assegnati i 2/3 dei seggi in tutte le circoscrizioni, mentre i voti rimanenti erano assegnati alle altre liste in proporzione ai voti ottenuti, e secondo ordine di preferenza personale.

La legge era semplicemente uno stratagemma malcelato che serviva a facilitare l’ascesa al potere di Mussolini : difatti la consultazione si svolse in un grave clima di intimidazione e ripetute violenze da parte dei sostenitori del partito fascista .

Il candidato socialista Antonio Piccinini venne ucciso, altri candidati di sinistra furono feriti, ovunque furono impediti i comizi, bruciati i giornali, impedito l’affissione dei manifesti e ogni genere di repressione.

In questo clima di violenza, un uomo ebbe il coraggio di denunciarne i brogli: Giacomo Matteotti.
Era il 30 Maggio, Giacomo Matteotti prese la parola alla Camera dei deputati per contestare i risultati delle elezioni tenutesi il precedente 6 aprile.

“… Contestiamo in questo luogo e in tronco la validità delle elezioni della maggioranza…L’elezione secondo noi è essenzialmente non valida, e aggiungiamo che non è valida in tutte le circoscrizioni… Per vostra stessa conferma dunque nessun elettore italiano si è trovato libero di decidere con la sua volontà… Vi è una milizia armata, composta di cittadini di un solo Partito, la quale ha il compito dichiarato di sostenere un determinato Governo con la forza, anche se ad esso il consenso mancasse...” 

Si scatena il caos! La Camera dei Deputati è in subbuglio durante l’audace discorso di Giacomo Matteotti: i fascisti gridavano e protestavano mentre Matteotti elenca coscienziosamente l’elenco delle violenze commesse. Cerca anche di far invalidare le elezioni di un gruppo di deputati fascisti, ma la Camera respinge la richiesta con 285 voti contrari, 57 favorevoli e 42 astenuti.

Termina poi il suo discorso rivolgendosi ai suoi compagni di partito con una frase che sancì la sua condanna a morte:

Io, il mio discorso l’ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me

Appena undici giorni dopo accadde ciò che il parlamentare si aspettava :

10 giugno alle 16:15, Matteotti esce di casa per recarsi in Parlamento a Montecitorio, nel mentre ad attenderlo una Lancia Kappa fermata sul bordo della strada: a bordo ci sono cinque  membri della “ polizia politica “ di Mussolini:  Amerigo Dumini, Albino Volpi, Giuseppe Viola, Augusto Malacria e Amleto Poveromo.

Tutto accade in fretta: Due degli aggressori escono dal veicolo e si gettano su Matteotti, afferrandolo per la giacca. Il suo corpo viene caricato bruscamente nell’automobile che riparte a tutta velocità, durante il tragitto però Matteotti non si arrende al destino che gli altri hanno scelto per lui; inneggia una lotta all’ultimo respiro per cercare di uscire dalla mattina durante la corsa: Giuseppe Viola tira fuori un coltello dalla  giacca e lo pugnala sotto l’ascella e al torace. L’agonia di Matteotti dura ore, mentre il sangue scorre lentamente dal suo corpo spargendosi sui tappetini della macchina. I cinque cospiratori lasciano Roma per dirigersi verso le campagne circostanti, 25 km a nord. Qui, nel mezzo di una boscaglia i sicari seppelliscono il cadavere piegato in due e abbandonano la vettura.

Nonostante l’evidente connotazione politica per questo delitto il Parlamento conferma la fiducia al governo Mussolini.

“…io potevo castigare tutti coloro che hanno diffamato e tentato di infangare il Fascismo.
Potevo fare di questa Aula sorda e grigia un bivacco di manipoli: potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di fascisti.
Potevo ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto.»

Il resto è storia!

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