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Moreno e la seconda Corea.

Il Trap si sa, è quasi un’eroe nazionale, guai a chi ce lo tocca. La veneranda età poi (80 anni) ce lo rende ancora più caro, senza bandiere campanilistiche o parrocchiali. Lui seppure in passato sia stato il grande architetto della prima, grande Juventus dell’era moderna, grazie alle panchine in nazionale, alla sua simpatia e ai successi all’estero è assunto a simbolo italiano da tutti, tifosi e addetti ai lavori, che gli riconoscono capacità e buon senso che nel corso degli anni gli hanno fruttato vittorie e riconoscimenti. Se poi ad accusarlo di essere un codardo, è un individuo mandato ad arbitrare una partita che doveva, assolutamente, dare un senso “coreano” al mondiale 2002, che ne fece di cotte e di crude ai danni degli azzurri e che dopo aver smesso di arbitrare pensò di darsi al traffico internazionale di droga (reato per il quale ha scontato due anni e sei mesi di reclusione negli Usa) è tutto dire. In realtà quello fu un mondiale veramente pessimo, anche organizzativamente parlando, nel quale l’Italia si qualificò agli ottavi solo dopo un pareggio con il Messico(1-1) e grazie alla sconfitta della Croazia, proprio ad opera dell’Ecuador (1-0) che era la nazione di Byron Moreno. Già al momento della designazione qualcuno fu particolarmente colpito dalla scelta di un sudamericano, un direttore di gara la cui nazionale aveva permesso all’Italia di superare il primo turno passò altresì inosservato; ma chi conosceva la Fifa della presidenza Blatter sapeva che a quel tempo nulla avveniva per caso, figurarsi le scelte arbitrali in un torneo tanto importante che aveva visto i due paesi ospitanti Giappone e appunto Corea del Sud investire una “nave” di danaro e i nipponici uscire già agli ottavi ad opera della Turchia. I sospetti furono suffragati dalla partita incriminata Italia-Corea del Sud nella quale l’arbitraggio fu a senso unico a favore dei padroni di casa e che tra le altre cose, vide annullare un gol buono alla squadra di Trapattoni, un fallo da rosso ai danni di Zambrotta non punito e su tutti un rigore a favore dei nostri per un fallo su Totti che fu pure ammonito per simulazione ed espulso per doppia ammonizione. Insomma roba da ufficio inchieste. Ad onor del vero però, a forza di accusare l’arbitro per le reali nefandezze compiute ci dimenticammo di sottolineare che il “Giuann” ci mise un po anche del suo in quella eliminazione. Troppo brutta quella nazionale che pure vantava Buffon, Maldini, Totti, Del Piero, Vieri, per non parlare di Cannavaro, Nesta, Inzaghi e Montella; passò in vantaggio con un bel colpo di testa di super Bobo dopo diciotto minuti e come spesso accadeva arretrò sempre di più fino a quando  sull’ 1-0, al minuto 61 il CT sostituì Del Piero con Gattuso per un perfetto suicidio tattico dalle conseguenze ineluttabili: Corea ai quarti e noi a casa. Non si permetta quello strano ceffo di menzionare il Trap nazionale ma detto tra di noi, Giovanni in quel mondiale non ci capì veramente nulla.