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Octavio Paz: il vero significato della poesia

Il 31 marzo 1914 a Città del Messico nacque Octavio Paz, poeta, saggista, scrittore e diplomatico messicano. Fu il primo autore messicano a ricevere il premio Nobel per la Letteratura nel 1990.

Tutta la sua esistenza è stata un germoglio di importantissime amicizie, con Rafael Alberti, Cesar Vallejo, e anche con Pablo Neruda.

Paz è stato un poeta piuttosto complesso, che ancora oggi è difficile decifrare, ma nonostante ciò, proprio questo carattere avvolto in un alone d’incomprensione, è tra gli autori più amati anche in Italia.

Octavio Paz scrisse che i linguaggi “Nascono e muoiono, tutti i significati un giorno cessano di avere significato”: di fronte a ciò è opportuno arrendersi all’evidenza, alla cessazione del significato. E provare il fascino della non-significazione, ossia della parola che non significa niente al di là dell’espressione convenzionale, è fondamentale per i poeti. Infatti a tal proposito, l’autore scrisse: “Non è poeta chi non abbia sentito la tentazione di distruggere il linguaggio o di crearne un altro, chi non abbia provato il fascino della non-significazione e quello, non meno terrificante, della significazione indicibile”.

Quella di Paz era una poesia esperienziale, fortemente condizionata dalle correnti dell’esistenzialismo e del surrealismo: attraverso le parole l’autore intesseva una riflessione sul destino dell’uomo e difatti nelle sue opere chiunque può rispecchiarsi, può ritrovare una parte di sé, un piccolo frammento della propria identità, uno spicchio di quotidianità, un tassello mancante e tanto altro ancora.

Probabilmente è proprio questo lo scopo primario della poesia, provare a dare senso alle cose, ma soprattutto alle esperienze vissute, alla vita stessa, per far sì che chiunque possa riconoscersi in esse. 

Paz deve parte della sua celebrità ad un saggio in cui racconta la creazione della nazione messicana. Il labirinto della solitudine, inoltre, è parte integrante dell’interpretazione di uno degli eventi più discussi della storia: la conquista dell’impero Azteca avvenuta meno di cinquecento anni fa per mano di un manipolo di soldati inviati dall’imperatore Carlo V d’Asburgo.

Il labirinto della solitudine è tra le opere che contribuirono maggiormente al culto letterario della Rivoluzione, conseguenza della quale, a quanto sembra, Paz si pentì, dato che dal 1951 divenne piuttosto critico nei confronti del marxismo-leninismo e della sua diffusione internazionale. Figlio del XX secolo, Paz, come scrive Domínguez Michael, pensava che “Il poeta è critico perché moderno ed è moderno perché critico”.

In questa visione, si può affermare che la poesia di Octavio Paz è una “cosa” urgente perché insiste sulla totalità della vita, l’amore, e le nazioni, un’unità che solo il linguaggio giusto e le esperienze utili possono esprimere.

 

Photo by Gaby SOMMER/Gamma-Rapho via Getty Images