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giovedì, 8 Dicembre 2022

No Triv in Campania: cosa c’è da sapere prima di dire no

Petrolio e gas restano nel sottosuolo ecco il perché

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Sono tanti i movimenti No triv sia a livello nazionale che non. In Campania però il secco no non è portato avanti da movimenti pro ambiente, arriva direttamente da fonti istituzionali, ma perché?

Come sempre cerchiamo di ragionare un passo alla volta.

Una regione storicamente No Triv

La Campania in passato è stata oggetto di perforazioni esplorative utili per capire se tra gli strati di roccia ci fossero delle sacche di idrocarburi. Sul database del MiSe risultano 44 pozzi, 16 in Sannio, 13 in Irpinia, 10 nel salernitano, e 5 nel casertano.

Di questi però solo pochissimi sono di interesse minerario.

Di tratta di piccole sacche di idrocarburi rilevate già in vecchie perforazioni risalenti agli anni Sessanta, alcune entrate perfino in produzione per quattro mesi e poi sigillate «a causa della scarsa produttività». Dell’oro nero tra Sannio e Irpinia periodicamente si riparla e  poco di fa per estrarlo.

Come spesso accade la paura e la disinformazione mettono i movimento no Triv, così come tutti i movimenti no in genere, sul piede di guerra.

C’è chi teme per la salute pubblica, chi per lo scarso controllo.

Da parte delle istituzioni il presidente De Luca si è così espresso sull’argomento :  “Non possiamo avere le trivelle davanti alle aree che dal punto di vista ambientale sono tra le più belle del mondo, un grande e straordinario attrattore turistico per il nostro Paese. Quindi se qualcuno farà atti concreti, ne parleremo con grande chiarezza e con grande fermezza”.

Il problema dello sfruttamento delle risorse minerarie e non solo resta purtroppo oggetto di forte dibattito.

Così com’è per l’impiantistica per il trattamento dei rifiuti, il problema risiede sempre nel timore che un impianto così ce una trivella possano creare un danno economico e alla nostra salute.

Sul discorso delle trivellazioni c’è però da dire che se se si cercano soluzioni alternative ai combustibili ora più che mai bisognerebbe concentrarsi su forme alternative di energia ad esempio il geotermico.

Anche da questo punto di vista la Campania resta al palo.

Pur avendo infatti zone dove questo tipo di energia verde potrebbe essere sfruttata la paura delle popolazioni blocca la politica perdendo così una grande opportunità.

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