Michelemmà, i turchi e il mistero irrisolto L' antica tarantella napoletana che desidera dopo secoli restare un arcano

michelemmà

Michelemmà è un’altra gemma del repertorio musicale della tradizione napoletana.

Una tarantella probabilmente scritta da un autore anonimo, risalente alle prime invasioni turche del 1600.

Molti l’hanno attribuita per tanto tempo a Salvator Rosa, ma quest’ultimo, secondo studi accurati non avrebbe mai scritto in napoletano.

Arriviamo al 1901, quando il poeta Salvatore di Giacomo diffuse un documento falso sul quale scriveva che era stato proprio il pittore Salvator Rosa a comporre questa misteriosa canzone.

La fonte primaria però della circolazione di questa ” fake news” fu l’inglese Charles Burney, viaggiatore, il quale si narra che comprò direttamente dalle mani del famoso pittore un libro dal titolo ” Libro di Musiche di Salvator Rosa”.

L’equivoco risiedeva proprio in questo, il libro apparteneva davvero a Salvator Rosa, ma non era di certo l’autore.

Era veramente molto facile all’epoca incappare in equivoci del genere, soprattutto nell’uso della preposizione ” DI” che indicava spesso il possesso appunto di un qualcosa.

Sta di fatto che la canzone racchiude una serie di arcani ancor oggi irrisolti e probabilmente proprio per questo motivo la rendono ulteriormente affascinante. A partire dal nome.

Michelemmà, vorrebbe dire probabilmente  “Michela è mia”, oppure indicare un intercalare.  Michela è una avvenente ragazza ”nata mmiez’o mare”, vissuta nel periodo dell’offensiva saracena.

E la leggenda riportata nel testo narra che la donna facesse innamorare tutti, a causa della bellezza del suo sguardo e che chi incrociasse i suoi occhi sarebbe poi stato portato al suicidio, morendo a due a due.

Pe fa mori’ ll’amante,
Michelemmà, Michelemmà
Pe fa mori’ ll’amante,
Michelemmà, Michelemmà
A duje a duje…
A duje a duje…

Continuando, il testo ad un certo punto parla di ” scarola” , molti hanno pensato ad un termine che potrebbe indicare la parola ” schiava”, altri l’hanno attribuita all’acconciatura riccia, simile all’ortaggio ed altri invece, hanno affermato che ” scarola” fosse più vicino a ” iscariola” vale a dire, ragazza dell’isola di Ischia.

Ma la bella Michela potrebbe essere anche secondo alcuni studi, lo stesso Santo Patrono  di Ischia, per l’appunto San Michele.

E mpietto porta na,
Michelemmà, Michelemmà
Stella Diana…
Stella Diana…

Altra affascinante suggestione, la stella Diana. Altro mistero irrisolto incastonato nella strofa: la diana  potrebbe far riferimento all’espressione ” batter la diana” nel linguaggio militare per indicare  il suono della  sveglia prima dell’alba. O addirittura alla ”diana” con cui gli alchimisti indicavano l’argento. Tutto questo concorre a rendere Michelemmà un pezzo della storia di Napoli, che non intende in alcun modo svelarsi.

Ma pretende di restare tra le pieghe del non risolto, e del magico.

 

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