Leone XIV non è Bonifacio VIII e non scapperà in cattività ad Avignone. Era il 1303 quando l’allora Papa Bonifacio VIII si ritrovò nel mezzo di una disputa tra Stato e Chiesa , sempre più decisa ad affermare il suo potere pontificio non solo in Italia, ma in tutta Europa. Il suo più feroce oppositore fu Filippo IV di Francia, detto il bello, che riuscì ad umiliare e incarcerare il Papa. La storia lo definirà lo schiaffo di Anagni a cui seguirà la cattività avignonese e il Papa farà ritorno nella sede papale di Roma solamente nel 1377. La Chiesa del potere temporale e del potere spirituale, il Papa come politico e come guida spirituale. E la storia prosegue fino al 1870, anno in cui la Chiesa perde il potere temporale per assumere solo il potere spirituale. Da allora la Chiesa Cattolica ha continuato ad essere retta dal Papa, Vescovo di Roma, e ha continuato l’opera di evangelizzazione ininterrottamente nei secoli.
Gli Stati e la Chiesa del III Millennio
La Chiesa del XXI secolo è sicuramente diversa dalla Chiesa di Bonifacio VIII, ma alcune dinamiche sembrano essere rimaste le stesse. Una su tutte: la sete di potere degli Stati. Avevamo creduto che il nuovo millennio, con il suoi carico di civiltà e democrazia, avrebbe portato pace su tutto il pianeta. E invece tutto il mondo è in guerra. Tra conflitti interni e manine esterne non c’è angolo della terra che non sia scenario di conflitti. E a fronte di questo desolante scenario cosa ci si aspetta da un capo spirituale di una religione? Che siano preghiere, parole, missive, viaggi, un capo spirituale ha il dovere di invocare la pace. E Papa Prevost non ha perso occasione per invocare questa agognata pace nel mondo sin dalle sue prime parole “preghiamo per avere una pace disarmata e disarmante”. In ogni omelia, ad ogni benedizione, Papa Leone ha sempre avuto un pensiero per i popoli martoriati dalla guerra. Approccio religioso che non sempre si ritrova nei governanti, che, invece, invocando a gran voce la laicità del loro sistema, si sentono investiti di una autorità suprema e superiore , che consente loro azioni non sempre eticamente corrette se non addirittura spregevoli ed efferate. E il tutto senza pentimento o rimorso alcuno.
Lo strappo di Papa Leone XIV
L’ultimo suo appello alla pace non è piaciuto al Presidente Trump che si è sentito direttamente chiamato in causa. Leone non fa mai il suo nome ma ai più sembra chiaro il riferimento all’operato di Trump: “Un argine a quel delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più imprevedibile e aggressivo, di un mondo diventato un incubo notturno, in cui la realtà si popola di nemici. Il Nome Santo di Dio, il Dio della vita, viene trascinato nei discorsi di morte. E alla fine un grido: basta con l’idolatria di se stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra!” Papa Leone nella Basilica di San Pietro ha sottolineato le “inderogabili responsabilità dei governanti delle Nazioni” chiedendo di fermare la guerra scatenata assieme a Israele in Medio Oriente e ha definito “immorale” la minaccia del Presidente Trump di “distruggere una intera civiltà”.
La risposta di Trump
Il Presidente americano ha replicato attraverso un post pubblicato su Truth in cui descrive il Pontefice come “debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera” e accusandolo di “ritenere accettabile che l’Iran possieda l’arma nucleare” per i suoi continui appelli alle vittime innocenti del conflitto in medio oriente. “Leone XIV dovrebbe darsi una regolata nel suo ruolo di Papa, usare il buon senso, smettere di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un Grande Papa, anziché un politico. Questo comportamento gli sta arrecando un danno gravissimo e, cosa ancora più importante, sta danneggiando la Chiesa Cattolica. Non voglio un Papa che trovi terribile il fatto che l’America abbia attaccato il Venezuela, un Paese che stava inviando enormi quantità di droga negli Stati Uniti e che, ancor peggio, stava svuotando le proprie carceri riversando nel nostro Paese assassini, spacciatori e criminali violenti. Non voglio un Papa che critichi il Presidente americano, poiché sta facendo esattamente ciò per cui è stato eletto, vale a dire portare la criminalità ai minimi storici e creare il più grande mercato azionario della storia”. Secondo Trump Papa Leone dovrebbe essergli grato anche per la sua nomina.
La replica di Leone XIV
“Io non guardo al mio ruolo come a un politico, non sono un politico, io non voglio entrare in un dibattito con lui. Il mio messaggio è il Vangelo e continuo a parlare forte contro la guerra, cercando di promuovere la pace, promuovendo il dialogo e il multilateralismo. Lo dico per tutti i leader del mondo, non solo lui: cerchiamo di finire con le guerre e promuovere pace e riconciliazione”. Ad una giornalista ha poi risposto: “Io non ho paura dell’amministrazione di Trump. Continuerò a parlare a voce alta del messaggio del Vangelo”.
La reazione del mondo
Condanna unanime dal mondo cattolico all’attacco di Trump al Pontefice Leone XIV ma non solo. Anche il Governo italiano nella persona del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni prende le distanze da Trump e, a margine del Vinitaly, annuncia la fine degli accordi di difesa con Israele, con cui siamo legati a doppio filo per la gestione di banche dati e cybersicurezza. Intanto i problemi restano ancora tutti. La rottura Europea con la Russia prima e la chiusura dello stretto di Hormuz ora portano gli Stati a dover rivedere la politica economica interna ed estera, perché, nonostante tutte le campagne green che si sono susseguite, volente o nolente abbiamo un grande e grave problema con la gestione del settore energetico.





