La tre dita dei thailandesi per la democrazia Le proteste di Bangkok contro il governo e la monarchia. Le autorità dichiarano lo stato di emergenza, vietando assembramenti di più di cinque persone. Ma ai giovani sembra non importare. Le tre richieste dei thailandesi sono: un nuovo governo, una nuova Costituzione e la fine delle persecuzioni ai dissidenti politici

Mentre in tutto il mondo aumentano le restrizioni per contenere il contagio del  Covid-19, in Thailandia la situazione diventa sempre più preoccupante. Mille persone hanno deciso di radunarsi, spinte da un invito fatto dai leader pro-democrazia. Il corteo ha bloccato un grande incrocio, uno dei più importanti di Bangkok, dove uno dei leader della protesta, ha tenuto un discorso alla folla. Le forze dell’ordine hanno subito provveduto ad arrestare i leader del movimento. Con il gesto delle tre dita, i manifestanti lamentano una costituzione troppo poco democratica e chiedono nuove elezioni.

Dichiarato lo stato d’emergenza

Dopo giorni di proteste in tutta Bangkok, il governo thailandese ha dichiarato lo stato d’emergenza vietando assembramento di più di cinque persone e la pubblicazione di notizie e messaggi nocivi per la sicurezza nazionale.  I canali di Stato hanno annunciato: “E’ estremamente necessario introdurre urgenti misure per porre fine a questa situazione in modo rapido ed efficace per mantenere l’ordine”.

Le “tre dita” dei thailandesi

Allora dopo aver accerchiato la sede del governo, i manifestanti hanno fatto il saluto delle tre dita (un gesto che il movimento pro-democrazia ha preso in prestito dal celebre film “Hunger Games”) al passaggio del re Vajiralongkorn e la regina Suthida. Il gesto, diffuso già durante le manifestazioni del 2014, ora vuole simboleggiare le “tre richieste” che i manifestanti rivolgono ai politici: un nuovo governo che rimpiazzi quello militare, una nuova Costituzione al posto di quella scritta dai militari, e la fine della persecuzione dei dissidenti politici.

Arrestati molti studenti universitari

Ma la polizia non si è lasciata di certo intimorire dai manifestanti. Infatti le forze dell’ordine hanno arrestato almeno 20 attivisti per la democrazia tra i quali spiccano i nomi di Anon Nampha, Parit Chiwarak, Panupong Jadnok e Panusaya Sithijirawattanakul. Tra tutti loro, proprio quest’ultima, la giovane studentessa ventunenne Panusaya è stata la prima che, ad agosto lesse un manifesto per la riforma della monarchia davanti a una folla di studenti. Alcune delle persone arrestate in realtà erano già finite in carcere nei mesi scorsi con l’accusa di sedizione e poi successivamente rilasciate.

Le tre dita contro la monarchia

Amnesty International ha criticato duramente le repressioni. Il suo vicedirettore regionale Ming Yu Hah ha esortato le autorità thailandesi ad impegnarsi in un dialogo costruttivo con i manifestanti. Una persona del gruppo dei manifestanti ha dichiarato: “L’entità degli arresti sembra completamente ingiustificata. Le assemblee sono state straordinariamente pacifiche. Queste mosse sono chiaramente progettate per eliminare il dissenso e seminare paura in chiunque simpatizzi con le opinioni dei manifestanti.”

I manifestanti ed il loro continuo gridare contro una costituzione che sembra non operare molto in un quadro democratico hanno attirato le attenzioni delle autorità. Questo è un fatto sicuramente importante poichè l’istituzione reale thailandese è considerata da tempo sacrosanta. La diffamazione della monarchia è un reato in Thailandia. Infatti, l’istituzione reale è protetta da una legge sulla lesa maestà che prevede da tre a quindici anni di carcere. Le proteste contro la monarchia sono in realtà cominciate a marzo, periodo in cui i casi di coronavirus aumentavano sempre di più nel paese. Allora le proteste sono state sospese per limitare il contagio. Ma gli attivisti hanno deciso di riprendere a luglio e sembrano non volersi più fermare.

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Laureata in Lettere classiche, ama l'arte, la letteratura, i viaggi. Il suo più grande sogno è diventare scrittrice.

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