Italiani all’estero, una prospettiva aurea

Gli italiani non hanno il benché minimo dubbio, trasferirsi all'estero per lavoro risulta essere la migliore scelta per una prospettiva proficua

21 secolo raffaele della rotonda lavoro
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Gli italiani non hanno il timore di doversi trasferire all’estero per lavoro, delineandosi come primi in Europa per propensione a spostarsi stabilmente in un altro paese in cerca di maggiore successo professionale

Oltre due lavoratori su tre si dicono pronti ad emigrare qualora ci fosse la minima prospettiva di un avanzamento di carriera o un miglior equilibrio fra lavoro e vita privata, 3% in più della media globale, 12% in più di quella europea

Oltre la metà si trasferirebbe a fronte di un aumento di stipendio o per una carriera più soddisfacente.

Quasi un italiano su due si trasferirebbe in un paese europeo, tra le preferenze italiane in questo senso spiccano la Germania, la Francia, la Svizzera e la Spagna, il Regno Unito, l’Austria, il Belgio

Per quanto riguarda le mete più ambite fuori dal continente spiccano gli Stati Uniti, l’Australia e il Canada.

D’altro canto gli italiani sono molto aperti nei confronti di questa globalizzazione del lavoro, l’80% degli italiani gradisce l’idea di lavorare con persone straniere, tre dipendenti su quattro credono sia positivo assumere personale dall’estero per necessità di competenze, ma la percentuale scende al 60% se si propone l’inserimento di stranieri per sopperire alla mancanza di manodopera. 

I giovani sotto i 25 anni sono i meno favorevoli alla presenza di dipendenti stranieri.

“L’elevata propensione degli italiani a spostarsi all’estero per dare una spinta alla propria carriera testimonia l’intraprendenza e la consapevolezza da parte degli italiani di un mondo del lavoro sempre più globale, ma rappresenta anche una spia di allarme sulle opportunità offerte dal mercato italiano. Quasi un italiano su due, il 49%, preferirebbe emigrare piuttosto che cambiare carriera, e ben il 57%, l’incidenza più alta in Europa, sarebbe disposto a trasferirsi in un altro paese su richiesta dell’azienda pur di conservare il posto di lavoro. Un’eccessiva emigrazione dei profili migliori però rischia di tradursi in un impoverimento sociale ed economico del paese. Per evitare questo rischio le imprese devono migliorare le loro strategie di attrazione dei talenti, con piani di carriera, formazione e valorizzazione delle competenze, coinvolgimento dei dipendenti in progetti stimolanti, offrendo equilibrio fra lavoro e vita privata” afferma Marco Ceresa, Amministratore delegato Randstad Italia.

 

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