Il 26 febbraio 1802 nasceva a Besançon, in Francia, Victor Hugo, celebre poeta, drammaturgo, romanziere e politico, considerato il padre del Romanticismo francese.
A differenza dei Romantici del suo tempo, la novità di Hugo consiste nel saper andare oltre i modelli malinconici, accettando le vicissitudini della vita, considerandole come se fossero esperienza utile a cogliere le sfaccettature dell’esistenza.
Rispetto al Romanticismo dei primi tempi, Hugo, si distacca da quella malinconia che caratterizza l’essere umano, provando a trarre qualcosa di ironico dalle varie vicissitudini.
I suoi scritti giunsero a ricoprire tutti i generi letterari, dalla poesia lirica al dramma, dalla satira politica al romanzo storico e sociale, suscitando consensi in tutta Europa.
“Notre-Dame de Paris” e “I miserabili” sono i suoi romanzi più importanti e amati, ma la sua produzione letteraria è amplissima e tocca varie tematiche politiche e umane.
26 febbraio: nascita di un intellettuale “schierato”
Nato nella località francese di Besançon il 26 febbraio del 1802, figlio di un generale, Victor Hugo si renderà conto del suo destino letterario sin da giovane. A soli 19 anni, pubblica la sua prima antologia: Odi.
Nel giro di pochi anni diventa il principale rappresentante della giovane generazione romantica. In seguito la vita dello scrittore, subì una grande spinta verso il successo: nel 1827 ultimò e mise in scena il dramma storico “Cromwell”, nel 1830 fu inscenato “Hernani”.
Hugo rappresenta un intellettuale impegnato non solo dal punto di vista prettamente letterario, ma anche sociale, a fianco degli ultimi e politico.
Nel 1848 entrò a far parte dell’Assemblea Costituente, dopo essere stato nominato Pari di Francia da Luigi Filippo d’Orléans. Nel celebre discorso sulla miseria tenuto da Victor Hugo all’Assemblea legislativa del 17 luglio 1849, si legge: “La sofferenza non può scomparire, la miseria deve scomparire. Vi saranno sempre degli infelici, ma può darsi che non vi siano più dei miserabili”.
Un’affermazione forte, che ancora oggi assume un valore importante, secondo la quale la povertà è la condizione naturale dell’uomo, mentre non lo è il benessere né tantomeno la ricchezza. Benessere e ricchezza sono possibili perché vengono prodotti.
La frase di Hugo delinea i limiti dell’attività politica, e proprio da quei limiti la ricerca della felicità e l’eliminazione della sofferenza, sono tagliate fuori.





