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mercoledì, 7 Dicembre 2022

Dopo 20 anni da Gucci, Alessandro Michele lascia – cosa è successo?

Kering, il gruppo francese proprietario del brand Gucci, decide di terminare il suo rapporto lavorativo con il direttore creativo Alessandro Michele. Cosa è accaduto?

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Dopo 20 anni da Gucci, Alessandro Michele lascia – cosa è successo?

Michele arriva da Gucci nel 2002. All’epoca, disegnava accessori. In poco tempo, diventa il collaboratore di fiducia della stilista Frida Giannini. Nel 2015 Alessandro Michele assume il ruolo di nuovo direttore creativo di Gucci. Dopo sette anni finisce il rapporto lavorativo tra Michele e Gucci.

Sui Social, la notizia viene rivelata dal sito WWD ed accolta con rammarico non solo dal mondo della moda ma da tutti gli utenti, appassionati e consumatori del brand.

Alessandro Michele: il visionario che tutti – già – rimpiangono

Alessandro Michele è stato il direttore creativo di Gucci dal 2015 al 2022. Un direttore creativo – per chi non lo sapesse – non è soltanto uno stilista che disegna abiti favolosi; bensì, una figura trasversale, responsabile di tutte le collezioni prodotto, nonché dell’immagine del marchio.

Ed Alessandro Michele, per ben sette anni, ci ha regalato un frullato di bellezza. E no, non l’ha fatto, soltanto, attraverso i suoi abiti. Ma con la scelta di parole pensate, stampate su pezzi di alta moda. Come nel caso di “My Body, My choice” (mio il corpo, mia la scelta), slogan femminista degli anni Settanta in difesa della legge sull’aborto. O con Ellie Goldstein, modella con la sindrome di Down, scelta come volto per la campagna beauty del mascara Gucci, L’Obscur. Ed ancora, con Armine Harutyunyan, la modella che ha preso parte alla sfilata di Gucci nel 2019, diventata vittima di milioni di haters sui social network, per la sua bellezza, definita, “poco convenzionale”.

Alessandro Michele è stato, dunque, un genio creativo e, soprattutto, comunicativo. In grado di suggestionarci, sorprenderci, con un’idea di moda che ha a che fare con accostamenti di stili, di epoche e gusti lontanissimi; ma soprattutto con l’imperfezione e non con la perfezione.

L’effetto Michele – boom di vendite:

Sotto la gestione amministrativa di Bizzarri e quella creativa di Michele, Gucci è stata, negli ultimi sette anni, l’azienda più profittevole del gruppo Kering. Bizzarri e Michele riescono a portare i ricavi del brand dai 3,9 miliardi di euro del 2015 a 9,6 miliardi di euro nel 2019.

Gucci è riuscito, così, a rispettare il target fissato nel 2018 dei 10 miliardi di ricavi. Ma il gruppo Kering alza l’asticella: il nuovo target è di 15 miliardi di euro per il 2020.

Dal 2020, però, Gucci ha riportato risultati in calo. Complice la pandemia, il brand ha registrato una diminuzione dei ricavi del 22,7 per cento rispetto all’anno precedente. Nell’ultimo trimestre del 2021, il marchio ha registrato un’accelerazione del +17,8% che gli ha permesso di recuperare. Ma questo, sembrerebbe non essere bastato ai vertici.

Dopo 20 anni da Gucci, Alessandro Michele lascia – cosa è successo?

L’industria della moda, si sa, è iper-performante, quando si tratta di comunicare. E così, la poeticità del messaggio cela l’intento reale, quello più crudo: vendere prodotti – spesso – a prezzi surreali. Generando nei consumatori desiderio, ardore, necessità di possedere “un pezzo” di storia della moda. Ma anche senso di colpa: “Se non posseggo un determinato oggetto, sono escluso dalla community; dunque, devo fare di tutto per possederlo”.

La moda è per alcuni rifugio; per altri, evasione della realtà; per altri ancora, sogno; per taluni, dipendenza. Per molti, arte. Ma la verità è che la moda non è arte. La moda non vende idee o sogni. La moda è business. Ed essendo tale, è soggetta a tutte le fasi del ciclo di vita aziendale: nascita, sviluppo, maturità, declino. E la scelta – apparentemente – azzardata, ma certamente ponderata di Kering, gruppo proprietario del brand Gucci, lo conferma.

Ad Alessandro Michele, si deve, sicuramente, riconoscere una capacità fuori dal comune:  saper regalare arte, ma anche saper trasformare quest’arte in un business estremamente profittevole. In pochissimi, ci riescono. Quasi, nessuno.

Peccato che alla fine, questo non sia bastato. E che la necessità di far crescere il profitto, abbia superato quella di produrre “bellezza”; la bellezza imperfetta che Alessandro Michele ci ha regalato in questi meravigliosi anni insieme.

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