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martedì, 25 Gennaio 2022

Censimento Istat: preoccupa l’istruzione in Italia

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Anna Borriello
Scrivo per confrontarmi col mondo senza ipocrisie e per riflettere sul rapporto irriducibile che ci lega ad esso.

Il 15 dicembre è stato pubblicato il censimento Istat e l’immagine che ne deriva è piuttosto preoccupante per l’Italia. Circa il 50% della popolazione italiana non è andata oltre le scuole medie, anche se cresce il numero degli occupati. 

Usando come riferimento il 2011, anno dell’ultimo censimento tradizionale, si riscontra un calo demografico. A fine 2019 i censiti ammontano a 59.641.488, quindi 175mila persone in meno rispetto al 2018. Un calo dello 0,3%. A confronto col 2011, si riscontra un calo nella popolazione del meridione (-1,9%) e delle isole (-2,3%). Cresce del 2% la popolazione dell’Italia centrale. 

Censimento Istat: il calo demografico

Un dato da non trascurare è lo spopolamento dell’Italia meridionale. Dal 2011, infatti, circa 400mila persone avrebbero abbandonato il Mezzogiorno. Si potrebbe parlare di vera e propria ‘fuga dal sud’. 

L’età media si innalza: da 43 a 45 anni. Inoltre, cresce l’indice di vecchiaia, cioè il rapporto tra over 65 e under 15 fino al 180%. Il comune più giovane d’Italia è Orta di Atella, in provincia di Caserta, con un’età media di 35,3 anni. Il comune più vecchio, invece è Fascia, in provincia di Genova, con un’età media di circa 66 anni. 

La Campania è la regione più giovane d’Italia, con un’età media di 42 anni. Seguono Trentino Alto Adige (43 anni), Sicilia e Calabria (44 anni). La Liguria si riconferma la regione più vecchia, con un’età media di 49 anni. Anche nel 1951 Campania e Liguria furono rispettivamente regione più giovane e più vecchia, ma con un’età media più bassa di 14 anni. 

La popolazione straniera nel 2019 supera i 5 milioni, con una crescita di 43.480 unità. Facendo un riscontro con i censimenti precedenti, dal 2001 al 2019 la popolazione straniera cresce del 3,7%. Questa crescita, però, non riesce a compensare il calo demografico con quasi 220 mila persone in meno residenti in Italia.

Un dato poco lusinghiero: l’istruzione in Italia

Il dato più preoccupante del censimento Istat riguarda l’istruzione. In Italia il 50,1% della popolazione non ha studiato oltre le scuole medie. I laureati o coloro che hanno ricevuto Alta formazione artistica musicale o coreutica di I o II livello sono il 13,9% della popolazione. Il 35,6% della popolazione ha ottenuto un diploma di scuola secondaria di secondo grado o licenza professionale.

Inoltre, i dati suggeriscono che coloro che non hanno terminato il percorso di studi si attestino intorno al 6%, una crescita rispetto al 2011 (4,6%). Cresce in modo esponenziale, però, il numero dei dottori di ricerca: nel 2019 i ricercatori aumentano del 40% a confronto col 2011.

Occupazione e disoccupazione: una lieve crescita

Ultimo dato degno di nota, la crescita degli occupati rispetto agli inattivi. La forza lavoro conta il 52, 5% della popolazione rispetto al 50,8% del 2011. Gli occupati crescono dello 0,6%. Le regioni col maggior numero di occupati sono Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, Veneto e Lombardia. Anche se non di molto, aumenta la quota di donne occupate. Nel 2019 sale al 42, 4%. 

I livelli più bassi di occupazione si riscontano in Campania (37,3%), Calabria (36,5%) e Sicilia (34, 9%). 

Questi dati danno una fotografia del Paese piuttosto chiara: calo demografico, fuga dal sud Italia, abbandono scolastico e disoccupazione restano le sfide del futuro per l’Italia. 

 

 

 

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