Caro carburanti, i prezzi continuano a salire. La scorsa settimana i listini hanno sfondato quota psicologica: il gasolio ha toccato in media 2,161 euro al litro, superando il record di marzo 2022 dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, mentre la benzina è salita a 1,968 euro, con punte fino a 2,6 euro al litro a Milano. La causa scatenante è la nuova escalation in Iran, che ha fatto impennare le quotazioni del petrolio. Il rincaro non è isolato: la scadenza dello sconto sulle accise il 3 luglio aveva già fatto salire il prezzo alla pompa di circa 5 centesimi al litro, pari a 6,1 centesimi con l’Iva.
Caro carburanti, Meloni preme sull’acceleratore
Di fronte ai numeri, è stata la stessa presidente del Consiglio Giorgia Meloni ad attivarsi con una telefonata al ministro dell’Economia per fare il punto sulla corsa dei prezzi alla pompa. La premier non vuole aspettare il Consiglio dei ministri del 4 agosto, giudicato troppo lontano: «Non possiamo attendere oltre, il Cdm del 4 agosto è troppo in là, un’era geologica», ha scandito da Palazzo Chigi. Il piano prevede un primo decreto tampone già la prossima settimana, con una riduzione per una decina di giorni delle accise sul diesel di 24,4 centesimi e sulla benzina di sei centesimi, seguito una settimana dopo da un secondo provvedimento che dovrebbe “congelare” parte della tassazione per tutto il mese.
Chi paga il conto
La misura non è gratuita per le casse dello Stato: il governo ha già speso quasi 2 miliardi di euro per contenere i rincari, e per finanziare il nuovo taglio si guarda all’extragettito Iva di luglio e a parte dei 9,1 miliardi recuperati da gennaio a giugno grazie all’incrocio tra Pos e registratori di cassa. Resta il nodo di fondo: se l’emergenza durasse, lo sconto rischia di trasformarsi in una spesa strutturale, con effetti anche sull’obiettivo di uscire dalla procedura d’infrazione UE per deficit eccessivo entro fine settembre.





