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domenica, 23 Gennaio 2022

Il Buddhismo Zen e lo Zazen

Lo Zen afferma che tutti gli esseri senzienti hanno la natura del Buddha, la natura universale della saggezza innata (prajna) e la virtù. Esso sottolinea che la natura del Buddha non è altro che la natura della mente stessa.

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Vittorio Dezio
Laureato in laurea triennale in lingue inglese e giapponese. Attualmente studente di laurea specialistica in Storia e civiltà giapponese. Sono un folle amante della letteratura e dei libri. Amo le lingue, in particolare quella del Giappone.

Lo Zen è una scuola del Buddhismo Mahāyāna e prende le sue radici dalla Cina come Chán . Il Buddhismo Chán è esso stesso derivato dal sanscrito Dhyāna, che significa “meditazione”. Lo Zen enfatizza la pratica del Dharma e la saggezza esperienziale, particolarmente realizzata nella forma di meditazione nota come zazen, nel raggiungimento del risveglio. L’istituzione dello Zen è tradizionalmente collocabile al monaco Bodhidharma. L’emergere dello Zen, come una distinta scuola buddhista, fu documentato per la prima volta in Cina nel VII secolo D.C.

Si pensa che il Buddhismo Zen si sia sviluppato come una mescolanza di varie correnti del pensiero buddhista Mahayana, tra cui le filosofie Yogacara, Madhyamaka e la letteratura Prajnaparamita, e delle tradizioni locali in Cina, in particolare il Taoismo e il Buddhismo Huayan. Dalla Cina, lo Zen si è successivamente diffuso verso sud in Vietnam e verso est in Corea e Giappone. Il Chan, come viene generalmente chiamato quando fa riferimento al Buddhismo Zen nell’antica Cina, si è sviluppato dall’interazione tra il buddismo e il taoismo Mahāyāna. All’inizio, l’insegnamento di Bodhidharma in Cina veniva definito “l’unica setta di veicoli dell’India”. L’unico veicolo (Ekayana), il veicolo unico e supremo del Buddha, fu insegnato nel Sutra Lankavatara.

Lo Zen afferma che tutti gli esseri senzienti hanno la natura del Buddha, la natura universale della saggezza innata (prajna) e la virtù. Esso sottolinea che la natura del Buddha non è altro che la natura della mente stessa. Lo scopo della pratica Zen è di scoprire questa natura illuminata all’interno di ogni persona, attraverso la meditazione e la consapevolezza delle esperienze quotidiane. I praticanti Zen credono che ciò fornisca nuove prospettive e intuizioni sull’esistenza, che alla fine portano all’illuminazione. A differenza di molte altre sette buddhiste, lo Zen fa a meno di testi e discorsi su argomenti metafisici. La ricerca interiore dello Zen va sotto vari termini come “introspezione”, “volgere lo sguardo verso l’interno”. Tuttavia, lo Zen è profondamente radicato in entrambi gli insegnamenti scritturali del Buddha Siddhārtha Gautama e nel pensiero e filosofia buddhista Mahāyāna. Ciò che lo Zen sottolinea è che il risveglio insegnato dal Buddha è avvenuto attraverso la sua pratica meditativa e quindi è principalmente attraverso la meditazione che anche gli altri possono risvegliarsi alle stesse intuizioni del Buddha.

La meditazione Zen è il nucleo della pratica Zen ed è chiamata zazen in giapponese (zuòchán in cinese). Durante lo zazen, i praticanti di solito assumono una posizione seduta come le posizioni del loto. Per regolare la mente, la consapevolezza è diretta ad osservare il respiro. Spesso, su un materassino imbottito (zabuton) viene usato un cuscino quadrato o rotondo (zafu); in alcuni casi è possibile utilizzare una sedia. Nella tradizione giapponese del Rinzai Zen, i praticanti di solito si siedono di fronte al centro della stanza; mentre i praticanti giapponesi Soto siedono tradizionalmente di fronte a un muro. In Soto Zen, la meditazione shikantaza (“sedersi soltanto”) cioè una meditazione senza oggetti, è la forma primaria di pratica. I monaci Zen praticanti possono eseguire da quattro a sei periodi di zazen durante un giorno normale, con ciascun periodo che dura dai 30 ai 40 minuti. La meditazione come pratica può essere applicata a qualsiasi postura. La meditazione mentre si cammina è chiamata kinhin.

 

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