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Around Jazz – 14 domande a Marco Vezzoso

Around Jazz – 14 domande a Marco Vezzoso.

Piemontese, diplomato al Conservatorio di Torino, da anni risiede in Francia dove insegna tromba jazz al Conservatorio di Nizza e da dove parte per i suoi tour di concerti in giro per il mondo.

Nel 2014 registra il suo primo lavoro, “Jazz à porter”, a cui segue l’anno successivo un live registrato a Osaka. Poi di nuovo in studio per “Guarda che Luna… Again” (2018), che lo vede protagonista con il pianista Alessandro Collina di un lungo tour in Asia. Nel 2019 pubblica il doppio CD “14.07 du Côté de l’Art”, ispirato dalla strage terroristica di Nizza del 14 luglio 2016.
È di recente pubblicazione, invece, “Kind of Vasco”, una rivisitazione in chiave jazzistica dei brani del nostro Vasco Rossi.

Qualche giorno fa abbiamo avuto il piacere di fare due chiacchiere con Marco che, sempre gentile e disponibile, si è sottoposto alle nostre curiosità.

Chi sei? 

Tecnicamente sono un trombettista jazz, insegnante, compositore ma in realtà mi piace definirmi un appassionato di musica con la passione per la trasmissione”.

Che cos’è il Jazz?

È molto di più di uno stile di musica. Per me significa un’immensità di cose tra cui disciplina, innovazione, ricerca, devozione, libertà, comunicazione”.

Come e quando nasce il Jazz dentro te? 

“È una passione di famiglia e tramandata prima da mio papà e poi da mio fratello. In casa si ascoltava molta musica strumentale anche se in famiglia solo io sono diventato musicista. La mia generazione ha avuto la fortuna di conoscere il rito di sedersi in salone e ascoltare la musica e credo che sia proprio questo ad avermi fatto nascere la passione per la musica. Ascoltando Miles Davis, Louis Armstrong e tanti altri sognavo  di essere al loro posto e di suonare davanti ad un pubblico in fermento”.

Qual è il linguaggio Jazzistico che utilizzi nella tua musica, sia in fase compositiva che interpretativa? 

È una domanda alla quale non saprei sinceramente risponderti. La musica e il jazz in particolare sono dei linguaggi, e come tali all’inizio per esprimersi si ripetono le frasi di altri e si cerca di copiare la loro sintassi. Ma quando si cresce ognuno crea le proprie frasi, e a seconda dell’ascoltatore si possono trovare somiglianze ad un artista piuttosto che ad un altro. Personalmente ascolto molta musica e di genere e epoche diverse il tutto per cercare di avere una visione interpretativa e compositiva ad ampio spettro, in modo da essere il più personale possibile durante le mie interpretazioni”.

Hai un qualche rapporto con la musica elettronica? Perché? 

Il mio rapporto più che con la musica elettronica è con la musica fatta da dell’elettronica. Infatti in diversi progetti ho fatto, faccio e faró sempre uso di elettronica. Ho una molteplicità di pedali, effetti vari che possono creare sonorità molto diverse, fino a denaturare completamente il suono originale della tromba. Trovo che sia un mondo molto interessante e che ci permette, tramite la traslazione sonora del proprio strumento di fare delle scoperte interessanti e inaspettate”.

Da qualche parte ho letto che il Jazz è come l’esperanto, un insieme di lingue diverse. Qual è la tua idea in proposito? 

“Si ne sono completamente convinto. Anzi credo che nel jazz questa utopia diventi realtà.  In ogni mia produzione ci sono sempre state mescolanze di generi, stili, strumenti. Ad esempio mi piace molto mescolare strumenti tradizionali con armonie moderne unire mondi diversi per crearne dei diversi”.

Che cosa occorre per vivere una vita con Jazz?

“È una vita che comporta moltissimi sacrifici, della disciplina, molto studio e altrettante rinunce, molta fatica fisica e pressione mentale. Tutto ciò è pero compensato nell’esatto momento in cui si sale sul palco e ci si esprime con il proprio strumento. È soprattutto una vita vissuta con passione per il mestiere che si fa e questo non ha prezzo”.

Come vedi il rapporto tra la musica Jazz e la società attuale?

Il jazz per sua natura è una musica strettamente legata all’attualità e allo stato societario. Inoltre é per antonomasia una musica che esprime, usata come mezzo espressivo e anche nella società attuale. Oggi più che mai abbiamo bisogno della bellezza, della leggerezza e della mescolanza di razze propria al jazz per poter sognare in una società migliore”.

Perché a tuo avviso il Jazz è una musica di nicchia?

Non dimentichiamo che il jazz ha vissuto molti anni di gloria dove era comparato alla musica pop attuale. Oggi è definita una musica di nicchia credo per una volontà discografica delle majors e per una questione di educazione acustica. Attualmente i media non si interessano più al jazz come ai suoi albori e cosi la più parte del pubblico non è abituato ad ascoltarlo e ad amarlo. Purtroppo la più parte dei media attualmente hanno abbandonato la loro vocazione di educare le persone dando loro gli strumenti per avvicinarsi a una musica in apparenza più complessa”.

A tuo avviso chi è l’artista Jazz che ha la maggiore influenza sugli altri?

Il jazz è una musica in continua evoluzione e piena geniali personalità che attraversa il tempo. Un artista che secondo me ha incarnato tutto questo e che ha reso il jazz popolare attraversando tutte le epoche è Miles Davis”.

Parliamo di Kind of Vasco, come nasce l’idea? 

L’idea nasce in Cina durante un tour in cui rappresentavamo (io ed Alessandro Collina) l’italia in vari festiva jazz. In quell’occasione volevamo portare un pó di Italia contemporanea in un paese culturalmente cosi lontano come la Cina. In quell’occasione decidemmo di suonare Sally di Vasco Rossi e fu un successo immediato, tornati in Europa facemmo un montaggio di immagini dei nostri viaggi con sottofondo Sally e il caso ha voluto che l’entourage di Vasco ne venisse a conoscenza. Grazie a quel video siamo entrati in contatto con loro che ci hanno stimolato a fare un concept album dedicato a Vasco per i suoi 70 anni”. 

Vasco l’ha sentito?

Sì Vasco lo ha sentito e abbiamo anche avuto l’opportunità di incontrarlo nel marzo 2023 poco dopo l’uscita del disco negli Stati Uniti dove è entrato nella jazz week charts”.

A tuo avviso quali sono i musicisti che un giovane Jazzista dovrebbe ascoltare per migliorare la propria sensibilità? 

Come ogni arte prima di approcciarsi ai contemporanei bisogna conoscere le origini, quindi esorto i giovani musicisti a spingersi oltre le barriere di stile e di epoche. A questo proposito direi Louis Armstrong, Miles Davis, Theloniuns Monk, Bill Evans, John Coltrane e Freddie Hubbard sono veramente l’ABC”.

Tu sei italiano, vivi e insegni in Francia, qual è a tuo avviso la differenza della emozione musicale e culturale tra i due paesi? 

La prima differenza è che in Francia esistono media nazionali dedicati interamente al jazz che essi siano radio o tv. In secondo luogo la cultura in generale è molto più riconosciuta che in Italia sia a livello statutario che nell’immaginario delle persone. È un cammino lungo ma l’Italia come lo è già stato puó ridivenire la culla culturale dell’Europa, non mancano di certo i talenti”.

 

Photo Credits: Paola Sibona