Alla scoperta delle parti inutili del corpo umano

Tracce visibili del nostro passato

Corpo umano

Dorsa Amir, antropologa evoluzionista del Boston College, ha evidenziato, in una serie di tweet, nove elementi del nostro corpo che, benché presenti, non risultano investiti di alcuna utilità.

Lo studio è stato poi ripreso da diversi siti statunitensi.

Definiti “rifiuti dell’evoluzione“, essi rappresentano delle “strutture vestigiali“, riconducibili a funzioni non più necessarie.

È il caso del muscolo palmare lungo, che appare sul polso nel momento in cui si chiude la mano, il quale serviva a spostarsi più agevolmente sugli alberi. Ma anche del tubercolo di Darwin, un ispessimento della pelle volto a muovere l’orecchio, al fine di percepire la provenienza dei suoni prima che l’uomo sviluppasse un collo superflessibile.

E per continuare il coccige, residuo della coda, scomparsa durante l’evoluzione biologica e la plica semilunare, lembo di pelle interno all’occhio che fungeva da palpebra orizzontale.

La pelle d’oca è invece un richiamo alla capacità, che possiedono ancora diversi animali, di drizzare il pelo per apparire più grandi di quanto in realtà non siano, mentre il riflesso, tipico dei neonati, di afferrare qualunque cosa, ricorda la necessità di essere trasportati dai genitori.

A queste si aggiungono poi le tre vestigia più note: l’appendice, i denti del giudizio e i capezzoli maschili.

Insomma, un segno tangibile delle nostre origini, di ciò che eravamo e siamo diventati, frutto di un progresso incredibile. Perché del resto il nostro corpo è quella “macchina perfetta”, in grado di trasformarsi e migliorare continuamente, mettendo in atto strategie davvero uniche e sorprendenti.

Un vero e proprio capolavoro!

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