Le fake news su Garibaldi. Garibaldi, l’eroe per antonomasia, l’eroe senza ideologia. Adatto a tutte le stagioni storiche. All’inizio eroe risorgimentale, poi eroe del fascismo e ancora del social comunismo del Fronte Popolare nel dopoguerra .
Perfetta incarnazione dell’uomo romantico, spirito orgoglioso e indipendente. La sua vita sembra uscita da un romanzo di avventure. Fino agli anni 70 nessun italiano si sarebbe azzardato a criticarlo o peggio ad infangarlo. Eppure ancora oggi c’è chi dice che Garibaldi non fu affatto l’uomo senza macchia e senza paura.
Negli ultimi anni infatti con l’avvento dei social si è assistito alla progressiva diffusione di fake news sull’eroe. Inizialmente per opera di neoborbonici, poi cavalcate anche anche dai leghisti. Gli uni e gli altri per motivi politici . Sui motori di ricerca non si contano, digitando come parola chiave Garibaldi, le affermazioni denigratorie, sia su profili personali ma anche su riviste o magazine.
Nel 2021 ad esempio il quotidiano siciliano di Gela scriveva che “Giuseppe Garibaldi ha il curriculum pieno di nefandezze, assassini e stupro di ragazzine” definendolo corsaro, pirata, ladro. D’altronde ai tempi nostri non c’è bisogno di abbattere fisicamente nemmeno uno delle centinaia di monumenti a lui dedicati e disseminati in tutta Italia ( ma non solo) per demolirne attraverso i social l’immagine collettiva. Esaminiamo dunque più in dettaglio qualcuna delle bufale più assurde.
Il ladro di cavalli
Le fake news su Garibaldi. A Garibaldi hanno tagliato un orecchio (o un lobo) per aver commesso un reato nel periodo sudamericano (furto di cavalli o stupro, le versioni divergono). Una delle fake più diffuse. E su che si baserebbe questa affermazione? Non si sa . Non c’è nessun documento scritto dell’epoca che riporti l’episodio.
E allora viene avanzata l’ipotesi che il Generale portasse i capelli lunghi proprio per mascherare l’amputazione. Nessuno di coloro che affermano questa panzana cita una qualche fonte certa, un qualche documento che provi questo passato criminale di Garibaldi. Niente. Ma per chiudere definitivamente la diatriba bastano le foto di Garibaldi in età avanzata, che mostrano come entrambe le orecchie fossero perfettamente intatte.
Il ricercato
Secondo alcuni Garibaldi ” in realtà era un criminale al soldo degli inglesi, per i quali aveva praticato il traffico di schiavi e il saccheggio mediante la guerra di corsa. Era un avventuriero che nel 1835 si era rifugiato in Brasile, dove all’epoca emigravano i piemontesi che in patria non avevano di che vivere. Fra i 28 e i 40 anni visse come un corsaro assaltando navi spagnole nel mare del Rio Grande do Sul al servizio degli inglesi che miravano ad accaparrarsi il commercio in quelle aree.” Tutte calunnie senza dimostrazione alcuna. Vediamo invece come andarono veramente le cose.
Inizialmente Garibaldi fece il marinaio in vari viaggi marittimi nel Mediterraneo, passando da un porto all’altro, da una nave all’altra. Nel 1827 salpato da Nizza alla volta del Mar Nero il bastimento fu assalito per tre volte dai corsari greci, che depredarono di tutto l’equipaggio, compresi i vestiti.
Garibaldi fuggì in Sudamerica dopo la condanna a morte in contumacia in quanto definito nemico della Patria e dello Stato. Infatti aveva aderito in segreto all’organizzazione di una rivolta in Piemonte, che alla fine era fallita. Poiché le rotte marittime europee erano state chiuse per via di un’epidemia di colera, nel 1835 decise di partire alla volta dell’America Latina con l’intenzione di propagandare gli ideali mazziniani.
Il corsaro e trafficante di schiavi
Qualcosa di vero su Garibaldi corsaro invece c’è, ma non certo al soldo degli inglesi. Accordatosi infatti col Presidente della Repubblica separatista Riograndense, e acquistata una nave ribattezzata Mazzini, gli fu concesso di effettuare l’attività corsara. La prima preda fu una lancia da cui prese lo schiavo nero Antonio, che subito affrancò rendendolo libero. Abbordato successivamente un cargo più grande, Garibaldi rifiutò ogni bene che il capitano gli aveva offerto e non volle che i beni personali venissero toccati. Il suo equipaggio si trasferì sulla nuova nave più grande mentre la vecchia fu affondata.
Corsaro sì dunque per un breve periodo, ma in funzione antispagnola. Per quanto riguarda invece gli schiavi, la storia vera ci dice che la lotta contro la schiavitù era parte dei suoi ideali di libertà e uguaglianza. Nel 1861, quando fu invitato a partecipare alla guerra civile americana tra le fila nordiste, pose come condizione la liberazione degli schiavi di colore da parte di Lincoln.
Obbedisco
La celebre parola “Obbedisco” non fu pronunciata da Garibaldi a Teano nel 1860, durante l’incontro con il Re Vittorio Emanuele II, contrariamente a quanto comunemente si crede. L’unica volta che Garibaldi scrisse ( e non disse) “Obbedisco” fu anni dopo il celebre incontro, esattamente il 9 agosto 1866, in un telegramma di risposta, tra l’ironico e il polemico, a un ordine del generale Alfonso La Marmora, durante la Terza Guerra d’Indipendenza.
Garibaldi si trovava in Trentino e, nonostante le vittorie, ebbe l’ordine di fermarsi e ritirarsi dopo l’armistizio firmato tra Italia e Austria. Il telegramma fu la sua risposta al Comando Supremo di Padova.
Nella prospettiva revisionista l’enfasi su questo “obbedisco” è spesso usata per sottolineare l’immagine di un Garibaldi niente affatto eroe indipendente, ma esecutore di ordini della monarchia sabauda, al fine di ridimensionare il suo ruolo rivoluzionario.
La rovina del sud
L’offensiva neoborbonica sottolinea a più riprese come la sciagurata impresa dei mille abbia trasformato il Sud da terza potenza mondiale a misera colonia italiana. Il revisionismo meridionalista ha fatto propri questi concetti come autentiche verità storiche. Ma non c’è alcun autorevole accademico che abbia sposato queste assurdità.
Dire che nel 1861 il Regno delle Due Sicilie rappresentava la terza potenza mondiale rasenta il ridicolo . E che dire allora dei vari imperi europei (inglese, francese, spagnolo, portoghese). Banca d’Italia e Svimez in occasione dei 150 anni dell’Unità hanno finanziato approfonditi studi storici per chiarire alcuni aspetti.
Se la condizione economica fra Nord e Sud non era molto diversa, le differenze sociali e infrastrutturali erano invece assai profonde. Il tasso di analfabetismo al Nord Ovest arrivava al 45% mentre al Sud oscillava tra 80 e 90%. Il divario era nettissimo però soprattutto nelle infrastrutture.
Nell’intero Regno delle Due Sicilie, c’erano poco meno di 200 km di strade ferrate, tutte concentrate in Campania. Nel Centro-Nord dieci volte tanto. Vero è che con la morte di Cavour il Meridione iniziò un inesorabile parabola discendente che acuì le tensioni sociali .Affrontate solo militarmente, con repressioni sanguinose e leggi speciali.
Ma cosa c’entra Garibaldi con le vicende che seguirono l’Unità d’Italia? Anzi Garibaldi criticò le misure prese dai Savoia al sud contro il brigantaggio ( legge marziale e rigida estensione della leva militare obbligatoria piemontese ). Tutte misure che non solo non approvava ma giudicava addirittura controproducenti.
Il mercenario
Altra diceria è quella che Garibaldi si sia arricchito con le imprese militari. Premesso che, allora come oggi , la macchina bellica ha un costo elevato. Ma un conto è approfondire il tema dei finaziamenti ricevuti e altro insinuare che abbia preso i soldi per sé. E come avrebbe fatto allora ad acquistare le armi e tutto quanto necessario alla Spedizione dei Mille?
Infatti, restando proprio sulla sua impresa più memorabile, fondi della massoneria inglese servirono effettivamente a Garibaldi per acquistare a Genova i fucili di precisione. Senza di essi non avrebbe potuto affrontare l’esercito borbonico, «che non era l’esercito di Pulcinella, ma un’armata ben organizzata».
Il cosiddetto Fondo per un milione di fucili fu finanziato in gran parte dai comuni del centro-nord. Non mancarono donazioni dall’estero. Tuttavia le armi che affluirono a Milano, depositate presso la caserma dei carabinieri Santa Teresa, non servirono per l’impresa di Quarto. Il governatore di Milano, Massimo d’Azeglio, li sequestrò giustificando tale ordine con il timore che le armi giungessero nelle mani di Garibaldi. Che dovette dunque fare conto su altre quantità depositate in altri comuni o acquistate a parte.
Esiste peraltro un resoconto di quella raccolta fondi, come esiste un resoconto di tutti i finanziamenti all’impresa dei Mille. Un’operazione trasparenza voluta dallo stesso Garibaldi.
Altro denaro fu ottenuto in Sicilia o dal Napoletano,. cifre irrisorie rispetto al totale. Inoltre si noti che le spese suddette non servivano soltanto alla guerra, ma anche al funzionamento della normale macchina statale che la dittatura di Garibaldi aveva rilevato dal precedente governo borbonico e che necessitava di essere finanziata.
I motivi delle fake news
Ad un certo punto sia da nord ( in particolare negli ambienti leghisti) che da sud ( in ambienti neoborbonici) per motivi opposti ma convergenti è cominciata un’opera di demolizione del mito Garibaldi. Approfittando della mancanza di contraddittorio e dall’apparente facilità di divulgazione sui social, non certamente frequentati in maggioranza da appassionati o cultori di storia. Scopo comune ai due gruppi: criticare l’unificazione italiana, gli uni nostalgici del Regno Lombardo-Veneto, e gli altri del Regno delle Due Sicilie.
Ridurre il mito di Garibaldi da eroe dei due mondi a un bandito qualunque: questo lo scopo evidente. Purtroppo occorrerebbe confutare con puntualità queste calunnie, ma questo è compito delle società di studi storici. Per fortuna finora sono stati vani i tentativi di revisionismo storico leghista-neoborbonico, basato solo su voci e interpretazioni del tutto personali più che su fatti certi e documenti inoppugnabili.
Garibaldi, diciamolo pure, è l’unico vero eroe nazionale, in cui tutti noi italiani dovremmo riconoscerci, collante fondamentale della nostra patria. Interesse di tutti non macchiarne la figura, a prescindere dai giudizi storici, dalle aree di appartenenza geografica e soprattutto dalle ideologie. Magari una divulgazione storica della sua vita raccontata alla maniera di Alberto Angela contribuirebbe a ridare la giusta luce alla sua figura.
E poi, basterebbe andare a Caprera a visitare la sua modesta fazenda acquistata coi pochi soldi che gli erano rimasti. Conoscere la semplice vita agreste che condusse negli ultimi anni, a forzato riposo ( per le tante malattie) dopo le tante imprese e battaglie in giro per il mondo. E sopratutto la sua tomba, in pietra di granito grezza. Solo un’ iscrizione. GARIBALDI. Solo un nome, anzi un cognome. Che dice tutto, a noi e ai nostri discendenti.






