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mercoledì, 19 Gennaio 2022

5 settembre 1981: giorno dell’abolizione del matrimonio riparatore

Grazie al coraggio di Franca Viola, il 5 settembre 1981, fu abolito il matrimonio riparatore: un importante traguardo per i diritti della donna e della persona

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Anna Borriello
Scrivo per confrontarmi col mondo senza ipocrisie e per riflettere sul rapporto irriducibile che ci lega ad esso.

Il 5 settembre 1981 è il giorno dell’abolizione del matrimonio riparatore in Italia. L’abolizione del lascito del Codice Rocco di epoca fascista rappresenta un importante traguardo per i diritti della donna nel nostro Paese.

Il matrimonio riparatore era regolato dall’articolo 544 del Codice Rocco. Tale articolo recitava: “per i delitti preveduti dal capo primo e dall’articolo 530, il matrimonio che l’autore del reato contragga con la persona offesa estingue il reato, anche riguardo a coloro che sono concorsi nel reato medesimo; e se vi è stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali“.

Per riassumere in breve il senso di quest’articolo, un colpevole di stupro, anche se condannato, aveva la possibilità di estinguere il reato e i suoi effetti penali sposando la persona offesa. Al tempo, a sollecitare il matrimonio era spesso la famiglia della donna coinvolta, preoccupata di ripristinare il suo onore perduto il prima possibile.

5 settembre 1981: abolito un articolo di retaggio patriarcale e maschilista

La società di stampo patriarcale e maschilista, difatti, avrebbe preso di mira la donna coinvolta più che il colpevole e non solo isolandola per l’onore perduto. Le donne vittime di stupro avevano, infatti, enormi difficoltà a contrarre matrimonio dopo il traumatico evento, non essendo più vergini. Il vociare popolare avrebbe distrutto tutte le loro prospettive per il futuro.

La perdita dell’onore, però, riguardava soltanto la vittima e non il suo carnefice. Lo stupratore, di conseguenza, per evitare la pena detentiva, sposava la vittima condannandola a passare la vita insieme. 

La donna violata, considerata al pari di una proprietà, rappresentava il debito dello stupratore nei confronti della sua famiglia. Un debito che poteva essere ripagato tramite il matrimonio.

Lo stupro, all’epoca, non era ancora considerato un reato contro la persona ma contro la moralità pubblica e il buon costume. Passeranno anni prima che possa diventare tale: ciò accadrà soltanto nel 1996. 

Il ruolo di Franca Viola

A sollecitare l’abolizione dell’articolo 544 fu la vicenda di Franca Viola, la prima donna in Italia a rifiutare il matrimonio riparatore. La donna, a soli 17 anni, il 26 dicembre 1965, fu rapita da Filippo Melodia, un mafioso locale. Fu violentata, torturata e lasciata a digiuno per otto giorni in un casolare abbandonato.

Il giorno di Capodanno il mafioso chiese al padre di Franca Viola la sua mano nel tentativo di evitare la detenzione. I genitori della giovane, d’accordo con la polizia, finsero di accettare le nozze riparatrici. Il giorno dopo, però, la polizia fece irruzione nel casolare liberando Franca e arrestando il mafioso e i suoi complici. Melodia, il 17 Dicembre 1966, ricevette la pena detentiva: 11 anni, ridotti poi a 10 con obbligo di soggiorno a Modena per due anni.

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