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sabato, 8 Maggio 2021

5 Maggio 1818 – Nasce Karl Marx, filosofo ed economista

Karl Marx è la metafora (ex) vivente di cosa può accadere quando ci si oppone ai genitori e si ottiene un dottorato in filosofia

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Figlio di un brillante avvocato ebreo che, insieme alla famiglia, si era convertito al protestantesimo per ragioni attribuibili alla politica, nonostante fosse rimasto su posizioni sostanzialmente agnostiche, Karl Marx ebbe un’educazione improntata al liberalismo ed, in un primo momento, ritenne di imitare la carriera paterna iscrivendosi a Giurisprudenza.
Studiò a Bonn ed, in seguito, a Berlino, dove entrò in contatto con la sinistra hegeliana e con gli ambienti del radicalismo tedesco.
Giustappunto il contatto con il club dei Giovani Hegeliani (dei quali in seguito rinnegherà le posizioni) e con il pensiero di Hegel, lo condusse a maturare la decisione di abbandonare Legge, per intraprendere la facoltà di filosofia a Jena.

Si laureò, nel 1841, con una tesi su Democrito ed Epicuro: Differenz der demokritischen und epikureischen Naturphilosophie”.
Tenuto in considerazione la politica reazionaria vigente in Prussia, Karl considerò che le sue posizioni politiche non gli avrebbero certamente mai consentito di intraprendere serenamente la carriera universitaria, nell’ottobre del 1842 si decise a prendere le redini della direzione del Rheinische Zeitung (quotidiano tedesco), con cui stava collaborando già da alcuni mesi insieme a Bruno Bauer e a Max Stirner.

Tuttavia, la pubblicazione della Gazzetta Renana fu, in seguito, interdetta dal governo.

Proprio a causa dello scioglimento forzato del giornale, Marx fu costretto a trasferirsi a Parigi (1843), luogo in cui terminò la stesura della Critica della filosofia del diritto di Hegel. Sposò, nel giugno di quello stesso anno, Jenny von Westphalen.

Nel 1844, Marx abbracciò definitivamente l’ideologia comunista: a testimonianza, sussistono i 2 saggi che pubblicò sul primo (oltre che ultimo) numero degli Annali franco-tedeschi, redatto con Arnold Ruge.

Risalgono a questo periodo i primi contatti, a Parigi, con gli ambienti rivoluzionari europei e, in specie, con i circoli operai di orientamento socialista; che brulicavano nella Francia dell’epoca.
Sempre in concomitanza di questo periodo, Karl Marx fece la conoscenza di Friedrich Engels, col quale strinse ben presto vincoli di amicizia che si sarebbero protratti per tutto il corso della sua vita; e con lui cominciò ad interessarsi alle materie economiche, un interesse il cui segno più profondo dell’arricchimento intellettuale fu: “Manoscritti economico-filosofici”.

Il soggiorno francese non durò a lungo: fallito il tentativo di alleanza politico-intellettuale tra la democrazia rivoluzionaria francese e il radicalismo filosofico tedesco, in conseguenza di un decreto di espulsione dalla Francia, sotto la pressione del governo prussiano, Marx fu costretto ad abbandonare Parigi ed a stabilirsi a Bruxelles.

A Bruxelles, con la collaborazione di Engels, scrisse Die heilige Familie (La Sacra Famiglia), diretta contro Bauer ed i suoi discepoli,  che s’ispiravano all’umanesimo feuerbachiano.

Nel 1848 la Lega dei comunisti – in occasione dei moti rivoluzionari del 1848 in Francia e in Germania – gli offrì l’opportunità di stilare un documento teorico-programmatico: che evolse in Manifest der kommunistischen Partei (il Manifesto del partito comunista), messo nero su bianco a Londra,  ancora in in collaborazione con Engels.
Ristabilitosi nel frattempo in Germania, Marx ne fu nuovamente espulso nel ’49 e questa volta si trasferì a Londra, dove si ritirò dalla politica attiva dopo aver tentato di ricostituire la Lega dei comunisti.

Ristabilitosi in Germania, Marx venne ulteriormente espulso nel 1849, e questa volta si trasferì a Londra, città in cui si ritirò dalla politica attiva dopo aver tentato di ricostituire la Lega dei comunisti.

Per Marx e la numerosissima famiglia, la permanenza inglese si presentò gremita di difficoltà economiche. Il lavoro al British Museum e la collaborazione col New York Tribune non adempivano esaurientemente al sostentamento, se non fossero giunti gli aiuti di Engels.

Ciononpertanto, Karl Marx non rallentò la propria attività di studio e, nel 1866, iniziò a comporre Das Kapital (il Capitale), che, a seguito della sua morte, fu completato da Engels, il quale si attenne agli appunti lasciati.

Nel mentre, Marx era divenuto la figura dominante dell‘Associazione Internazionale dei Lavoratori, in favore della quale, nel 1870, scrisse due Indirizzi sulla guerra franco-prussiana.
Testimone, durante il corso degli ultimi anni della sua vita, della nascita dei primi partiti socialdemocratici europei, partecipò, indirettamente, alle lotte del partito tedesco, dettando nel 1875 sono gli Appunti sul programma di Bakunin Stato e Anarchia e la Critica del programma di Gotha, una vera e propria disanima nei confronti della decisione di unificazione dei socialisti tedeschi, per Marx poco rivoluzionaria.

Nel 1881 morì sua moglie, Jenny. Marx la seguì 2 anni dopo (il 14 marzo 1883), gettando nello sconforto Engels e tutto il movimento operaio internazionale.

 

Il pensiero di Marx -“Il Capitale”: il plusvalore e le crisi del sistema borghese

Del Capitale, sintesi più organica del pensiero di Karl Marx (1818-1883), viene inizialmente pubblicato nel 1867 il primo libro, saranno poi le cure di Engels ad assicurare nel 1885 e nel 1894 l’edizione degli altri due volumi, mentre un quarto tomo, le Teorie del plusvalore, sarà edito da Karl Kautsky tra 1905 e 1910.

 

La differenza, ovvero ilplusvalore, che rimane nelle mani del datore di lavoro, è ciò che costituisce il capitale.
Impiegando nuova forza-lavoro, tale capitale si accumula e si amplia.
La questione dell’accumulazione, coniugato alla concorrenza tra le imprese capitalistiche, comporta una crescente formazione di imprese-gigante che assorbono ed eliminano dal mercato le piccole e medie imprese.
Questo fenomeno, chiamato “concentrazione”, causa l’aumento della “composizione organica” del capitale, cioè l’aumento della quota del capitale investita in macchine, materie prime, attrezzature, ecc. (il “capitale costante”), rispetto al “capitale variabile” o fondo-salari, che corrisponde ala quota di capitale investita nell’acquisto di forza-lavoro.
A sua volta, la crescita della “composizione organica”, determina la caduta del “saggio di profitto“, ovvero il rapporto tra il plusvalore ricavato e la massa totale del capitale originariamente investito.
In buona sostanza, l’analisi di Karl Marx ne “Il capitale”, mira a sottolineare come, in concomitanza allo sviluppo capitalistico, si incrementino anche fenomeni di conflitto e di antinomia a ridosso del meccanismo economico.
Tanto da determinare quel fenomeno delle crisi cicliche di sovrapproduzione, la cui causa è individuata, altresì, nella caduta del saggio di profitto, o negli ostacoli di realizzo, o nella sproporzione tra produzione e consumo.
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