Il 28 marzo 1943 la Caterina Costa era ormeggiata nel Porto di Napoli, carica di materiale bellico, destinato alle forze armate in Tunisia.
A bordo s’imbarcarono circa 600 militari italiani e tedeschi. Sarebbe entrata presto a far parte del convoglio diretto a Biserta.
La motonave italiana, però, ben presto diventò protagonista di uno dei più gravi incidenti del 1943, nel corso della seconda guerra mondiale.
28 marzo 1943: le dinamiche dell’incidente
Nella prima mattinata del 28 marzo 1943 divampò un incendio a bordo. Tutt’ora non si sa cosa lo provocó. Gran parte dell’equipaggio riuscì a mettersi in salvo fuggendo sulla banchina, ma i soldati, addormentati sottocoperta, trovarono la strada sbarrata dalle fiamme.
Il capitano della nave tentò di mettere in guardia i Vigli del Fuoco: sulla nave, il carico di bombesarebbe potuto esplodere da un momento all’altro causando una strage. L’epilogo purtroppo fu dei peggiori: alle 17:39 la Caterina Costa saltò in aria.
Le fiamme raggiunsero la stiva numero due, carica di esplosivo. La banchina, a causa dell’esplosione, sprofondò. Un pezzo della Caterina Costa finì su due fabbricati al Ponte della Maddalena, radendoli al suolo.
Le vittime del drammatico tragico incidente furono circa 549, i feriti oltre 3mila.
Fu conferita una medaglia al valore all’ammiraglio Lorenzo Gasparri, morto nel tentativo di spostare personalmente, insieme con i suoi uomini, bettoline cariche di munizioni dalla Caterina Costa in fiamme.
Dal punto di vista prettamente storico è bene inquadrare il periodo durante il quale si verificò l’esplosione. Era marzo del 1943, l’Italia era stremata e il morale era bassissimo.
Le autorità fasciste imposero una censura strettissima sull’evento. I giornali dell’epoca parlarono dell’incidente in modo vago, cercando di non diffondere il panico.
Questo silenzio forzato alimentò per decenni leggende metropolitane e dubbi sulle reali responsabilità, poiché i cittadini non ricevettero mai una spiegazione ufficiale trasparente.
Infatti, ancora oggi non c’è una certezza assoluta su cosa abbia innescato l’incendio iniziale avvenuto il 28 marzo del 1943.
A Napoli, per anni, è rimasta viva la memoria visiva di quel terribile disastro attraverso i frammenti della nave incastrati nei palazzi o caduti nei giardini, simboli di un pomeriggio che cambiò per sempre il volto della città durante la guerra.





