Oggi 2 giugno si celebra la Festa della Repubblica italiana, un traguardo storico-culturale importantissimo; nel corso del tempo poeti, autori ed intellettuali hanno decantato il nostro Paese, chi con spirito di nostalgia, come Leopardi, chi invece, inneggiandolo, come fece Salvatore Quasimodo.
Il celebre autore scrisse un’opera intitolata Il mio paese è l’Italia, composta nel secondo dopoguerra, un vero e proprio inno alla speranza e al ritorno alla vita. Nei versi appare chiaro e netto il riferimento al popolo italiano, unito nella gioia, così come nella sofferenza, che purtroppo caratterizzano troppo spesso la vita degli uomini.
La presa di coscienza della brutalità della guerra, la stoltezza del fascismo e la disumanità del nazismo furono i motivi che diedero la svolta poetica a Quasimodo insieme a tanti altri intellettuali e poeti come Ungaretti e MontaleÈ una delle poesie più intense e nostalgiche di Salvatore Quasimodo, scritta durante il periodo del suo trasferimento al Nord (a Milano), dove il contrasto con la sua terra natale, la Sicilia, si fece sentire profondamente.
Con questo componimento e con altri, l’Italia diventa una poesia, si trasforma in un vero e proprio inno alla bellezza. Con Il mio paese è l’Italia, viene fuori la capacità di “impostare” il discorso poetico su binari iperletterari e su una retorica di maniera e classicheggiante. In questa celebre poesia, i principi di libertà, indipendenza e unità sono già presenti, e il testo diventa simbolo letterario della storia di un paese, l’Italia.
Oggi si festeggia la Repubblica italiana, quel sistema sociale e politico che Quasimodo decantava già settantotto anni fa, nel 1949 quando pubblicò la poesia all’interno della raccolta intitolata La vita non è un sogno. Il titolo della raccolta è significativo, porta ad una riflessione di notevole spessore culturale e a distanza di anni si può interpretare dandogli un significato vero e proprio. Quel 2 giugno del 1946 i cittadini italiani furono chiamati a scegliere la forma di governo del Paese dopo la Seconda Guerra Mondiale e la caduta del fascismo: la maggioranza scelse la Repubblica, portando alla nascita dell’Italia moderna e all’esilio dei Savoia. Un sogno che diventò realtà.
Nel 1946, mentre l’Italia sceglieva la Repubblica e l’Assemblea Costituente iniziava a scrivere la Costituzione, Quasimodo scriveva saggi e articoli in cui sosteneva che la cultura doveva essere la base della nuova democrazia. Il suo obiettivo era “rifare l’uomo”, cioè curare le ferite psicologiche e morali lasciate dal fascismo e dalla guerra.





