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giovedì, 26 Maggio 2022

Verona: nel 1944 fu fucilato Ciano, genero di Mussolini

L'11 gennaio del 1944 a Verona vengono uccisi 5 dei responsabili della disfatta del regime fascista del dittatore Benito Mussolini

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L’11 gennaio del 1944 nel poligono di tiro di Forte San Procolo, fortezza ottocentesca eretta per ordine del feldmaresciallo austriaco Radetzki a Verona, un plotone di esecuzione uccide cinque membri del Gran consiglio del fascismo.

I corpi senza vita sono di Galeazzo Ciano, Emilio De Bono, Luciano Gottardi, Giovanni Marinelli e Carlo Pareschi. Tullio Cianetti, altro condannato, invece, scrive una lettera al duce nella quale si dichiara pentito, cavandosela così con una condanna a 30 anni di reclusione.

Il processo lampo, tenuto a Verona, città sotto la giurisdizione della Repubblica sociale, si è svolto a Castelvecchio, nella sala in cui nell’ottobre del 1943 è stato celebrato il Congresso del Partito fascista repubblicano.

Gli intervenuti all’assise veronese per i gerarchi che il 25 di luglio precedente hanno votato l’Ordine del giorno elaborato da Dino Grandi che segna fine del governo dittatoriale di Benito Mussolini, il quale poco dopo viene arrestato per ordine del re Vittorio Emanuele III.

I seguaci del duce e sostenitori del fascismo fedeli alla nuova Repubblica sociale ottengono la propria vendetta pochi mesi dopo, nel gennaio del 1944, grazie al Tribunale speciale per la difesa dello Stato della Rsi, il quale condanna 19 politici più alti in carica per alto tradimento.

Il giudice istruttore Vincenzo Ceronimo per ricostruire i fatti tenta di recuperare i verbali del Gran Consiglio, ma senza riuscirci. Quindi, il magistrato si reca direttamente nel carcere degli Scalzi per raccogliere le testimonianze di alcuni degli imputati.

Arrivato il momento di ascoltare il conte Galeazzo Ciano, i militari tedeschi si oppongono e così Cerosimo, dopo una protesta avanzata nei confronti delle SS per completare le pratiche può ascoltare le testimonianze dell’ex ministro degli Esteri e genero di Mussolini.

Dopo aver esaminato le carte, arriva alla conclusione che non ci sono prove di una collusione tra i firmatari dell’Ordine del giorno Grandi e casa Savoia, mentre anche l’accusa di tradimento non era dimostrabile in quanto anche il duce era stato messo a conoscenza del documento di cui si discusse il 25 di luglio del 1943.

Edda Ciano, moglie di Galeazzo e figlia del duce, tentò in tutti modi di liberare il marito dal carcere degli Scalzi, offrendo i diari segreti dell’ex ministro degli Esteri in cambio della sua salvezza ad alcuni gerarchi nazisti, mala cosa viene bloccata da Adolf Hitler, il quale blocca tutto.

Il dibattito giudiziale dura sole tre giornate: la prima udienza si tiene l’8 gennaio del 1944 aperta al pubblico per ascoltare le dichiarazioni degli imputati. Nel corso della seconda udienza, tra le carte svelate in pubblico emerge una sorta di complotto per deporre Benito Mussolini, al quale avrebbero partecipato anche i nazisti, con il fine di rinsaldare maggiormente l’alleanza con la Germania.

I condannati, la mattina dell’11 gennaio, abbandonano per il carcere degli Scalzi per giungere al Forte di San Procolo di Verona, perdono la vita Galeazzo Ciano, Emilio De Bono, Luciano Gottardi, Giovanni Marinelli e Carlo Pareschi.

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