Tv private: la protesta di 21 emittenti 21 Tv private hanno avviato una vera e propria protesta contro le nuove direttive governative, che non sarebbero in grado di tutelarle al meglio

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21 Tv private locali italiane si sono mobilitate per avviare una vera e propria protesta. Molti soldi per pochi, le briciole per tutti gli altri.

Questo è il succo della protesta che, nei tempi del coronavirus, serve a cercare di sopravvivere. Le Tv private richiedono solo una maggiore attenzione da parte degli enti governativi, una tutela maggiore che non porti all’inesorabile fallimento prospettatosi a causa dell’immobilità economica dell’ultimo periodo.

La protesta riguarda in particolare il settore dell’informazione, fondamentale, ma fortemente provato a causa degli scarsi aiuti previsti per il comparto.

“In questi giorni l’informazione garantita dalle Tv locali non si è mai fermata, anzi noi di Canale 7 abbiamo moltiplicato il nostro impegno. Tuttavia, a fonte di un lavoro costante e ancora più intenso, abbiamo registrato purtroppo l’azzeramento degli introiti pubblicitari a causa della chiusura della maggior parte delle attività. Per far fronte alla crisi del settore risulterà vitale un contributo straordinario assegnato con il criterio della proporzionalità nel prossimo DL di Aprile, misura già adottata dal Governo per i Comuni, con aiuti concreti in proporzione dei dipendenti e dei giornalisti occupati. Il buon senso deve prevalere sugli interessi di pochi e consentire a tutte le aziende l’opportunità di affrontare degnamente questo periodo di crisi e di sforzo massimo per continuare quello che questo stesso governo ha di fatto affermato, considerando l’informazione tra i servizi essenziali per l’intero Paese”, afferma Gianni Tanzaniello, editore pugliese.

Le decisioni del Governo finirebbero per foraggiare solo pochissimi editori, questa è la denuncia unanime delle 21 Tv private firmatarie dell’appello.

Costoro, come si legge nel documento a firma congiunta, si trovano nel bel mezzo di una vera e propria crisi aziendale sempre maggiore, che, a causa della quasi totale assenza di ammortizzatori sociali e investimenti pubblici specifici per il settore,mette a repentaglio il salario dei dipendenti.

La richiesta delle 21 emittenti, localizzate su tutto il territorio, è quella di stanziare il contributo straordinario previsto di 80 milioni di euro per la tutela di tutte le 137 tv locali italiane, rivedendo, difatti, i parametri dell’attuale regolamento, che assegnano il 95% delle risorse alle prime cento Tv in una speciale graduatoria, lasciando il rimante 5% alle altre 37 emittenti.

Tv private, le parole dei protestanti

“Abbiamo sottoscritto un documento che evidenzia tutte le storture di un meccanismo per noi incomprensibile, seppur legalizzato e lo abbiamo portato a conoscenza di numerosi parlamentari, nonchè del Sottosegretario al Mise, Mirella Liuzzi. Confidiamo vivamente nella loro sensibilità, certi di sollevare un tema di assoluto interesse per il comparto e per la sopravvivenza stessa di molte Tv locali in Italia. Con l’attuale impianto, infatti, pochi editori beneficiano di milioni di euro, mentre altri percepiscono contributi irrisori, pur garantendo occupazione e informazione, anche in territori dove l’editoria è ormai al collasso”, afferma Marco Finelli, direttore di Retesole.

Gli fa coda Mauro Lazarino, editore, responsabile di GRP Televisione, storica emittente piemontese, il quale aggiunge che“a causa della discriminazione attuata dalla iniqua distribuzione 95%-5% stiamo subendo gravissimi danni per seguire tutti gli sviluppi sul coronavirus nella nostra regione abbiamo intensificato l’informazione e le dirette con un aggravio di ore lavorate, ma oggi non so ancora come pagherò i dipendenti. Dovrei ricorrere alla cassa integrazione, ma non possiamo scendere sotto il numero degli 11 dipendenti a tempo pieno, obbligatori per legge. Abbiamo bisogno di una distribuzione equa, per tutti i soggetti, degli aiuti indispensabili per l’emittenza locale. Non sono più iscritto a nessuna Associazione perché siamo stati lasciati soli a favore di pochi privilegiati”.

Un’affermazione ripresa anche dall’editore di Teleambiente, Stefano Zago, secondo il quale “per combattere le fake news e mantenere un sistema d’informazione valido il governo deve sostenere tutto il personale che lavora nell’informazione locale. Diciamo ora basta ai regali, noi di TeleAmbiente saremo costretti a chiudere se verranno sostenute solo le emittenti facenti parte di una elite”.

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Giornalista pubblicista, nonché studente universitario iscritto alla facoltà di Lettere Moderne presso l'Università degli studi di Napoli Federico II

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