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mercoledì, 1 Dicembre 2021

Santa Maria delle Mosche: la bellezza di un culto antico

Ogni chiesa a Napoli rappresenta un simbolo di unità, nella differenza dei luoghi e delle situazioni; conoscerne la storia permette di imparare cose nuove di una città che pullula di bellezza in ogni suo angolo e dettaglio, che sia religioso, sociale o archeologico. 

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La chiesa di Santa Maria delle Mosche è uno dei tanti luoghi suggestivi di Napoli, ben conosciuto ma del quale probabilmente si parla poco. 

Una “simpatica” tradizione religiosa

Si tratta di una piccola chiesa sconsacrata, localizzata in vico Parrettari. In realtà parliamo di Santa Maria di Costantinopoli, conosciuta come delle “Mosche”. 

Tale appellativo si collega ad una simpatica tradizione ancora oggi raccontata da quanti la conoscono e simpaticamente ne parlano. Tre secoli fa si verificò una cospicua invasione di mosche presso le Paludi Napoletane al Pascone; gli ortolani, spaventati dalle tante epidemie che purtroppo già debellavano migliaia di persone, si rivolsero alla Vergine di Costantinopoli, chiedendole una grazia.

Liberatisi da quei fastidiosi insetti, quindi a grazia avvenuta, come sottolineano i ferventi religiosi, quelle stesse persone si impegnarono affinché quel prodigio non restasse sconosciuto e venisse tramandato ai posteri. 

Fu proprio in quel periodo che si decise di far dipingere l’attuale immagine della Madonna delle Mosche, complessivamente nove, per ricordare tutto ciò. 

L’attestazione della dicitura Madonna delle Mosche è riscontrabile in un documento risalente al 1837.

Attualmente il quadro ritraente la Madonna delle Mosche si può ammirare in tutto il suo splendore nella piccola chiesa all’angolo di via Benedetto Brin e via S. Maria di Costantinopoli alle Mosche; la chiesetta è sorta lì proprio per ricordare l’esistenza dell’antico edificio poco distante, dopo aver peregrinato in cinque cappelle.

Santa Maria delle Mosche o Santa Maria di Costantinopoli

La tela ritrae la Madre di Dio come colei che indica la via che è Cristo Signore; osservando attentamente il dipinto, si noterà subito in risalto la mano destra della Madonna che si rivolge al Bambino Gesù.  

Bambino Gesù che, a sua volta, con la mano destra sembra voler benedire l’umanità, mentre con la mano sinistra regge una sfera sormontata da una croce, simbolo di Cristo Salvatore.

Da notare anche le mura con torri della città di Costantinopoli sotto il trono della Madonna e tra i due santi, Antonio da Padova e Francesco d’ Assisi. La città appare coperta da una folta coltre di fumo e dei bagliori di fuoco.

Infine tra il gruppo dei Santi e della Madonna col Bambino, si trovano dipinte 9 mosche, alcune su una nuvoletta che regge il trono, ed altre nel cielo oscurato dal fumo. 

L’edificio iniziale all’interno della quale si trovava il dipinto, oggi è una chiesa sconsacrata adibita al commercio. La data di edificazione è sconosciuta, nonostante siano attivi numerosi studi da parte di archeologi e storici per individuare l’esatto periodo storico di appartenenza.

Inizialmente la chiesa fu probabilmente costruita per la presenza in zona dei cosiddetti “funari”, ossia i fornai o per meglio dire i panettieri.

Dal celebre dipinto della Madonna delle Mosche, dunque S.Maria di Costantinopoli nacque il famoso detto napoletano: “a Maronna t’accumpagna” che le si addice perfettamente.  Tale attribuzione infatti, sottolinea ed esprime visivamente la missione della Madonna, intesa come Madre che viglia sul cammino dei propri figli.

Anche se il dipinto della Madonna delle Mosche non è più nella propria “dimora” originaria, parlarne ne attesta ulteriormente l’importanza e sottolinea un concetto importante della tradizione napoletana: ogni chiesa a Napoli rappresenta un simbolo di unità, nella differenza dei luoghi e delle situazioni; conoscerne la storia permette di imparare cose nuove di una città che pullula di bellezza in ogni suo angolo e dettaglio, che sia religioso, sociale o archeologico. 

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