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mercoledì, 1 Dicembre 2021

Francesco De Mura, Arcadia e Rococò

De Mura vive la transizione con impeto, dall'armonia astorica dell'arcadia alla carne dei suoi personaggi immersi nel fango del tempo.

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Domenico Papaccio
Laureato in lettere moderne presso l'Università degli studi di Napoli Federico II, parlante spagnolo e cultore di storia e arte. "Il giornalismo è il nostro oggi."

Francesco De Mura visse in un periodo di transizione per la scuola napoletana, orbitante tra lo studio del Solimena e l’evoluzione del gusto.

In un periodo in cui il pennello di Luca Giordano è la frenesia sintomatica dell’arte napoletana, mero calderone di tendenze, Francesco De Mura mette ordine, razionalizza e fa da contraltare.

L’avvento della tematica arcadica e la distensione del baroque e del naturalismo caravaggesco vide nel De Mura una variatio che segnò i suoi colori e le sue forme.

Le tonalità più morbide, più chiare della tavolozza, in De Mura, vanno a cavallo anche con soggetti atti a dar l’effetto armonico anche di scene corali.

L’adorazione dei magi presente alla chiesa di San Nicola tra p. zza Carità e via Toledo sono la combinazione di questi elementi.

I pastori con le zampone ai piedi di Maria e Gesù sono limitrofi ai pastori cantati dall’ Arcadia del Sannazzaro.

Eppure, la carne e il sangue insieme al gioco chiaroscuro appreso in Europa dal Merisi riappare anche in De Mura, segno della storia, anche cristianamente intesa.

Emblema in tal caso è il S. Antonio da Padova col bambino, tela realizzata per il Pio Monte della Misericordia di Napoli, già ospitante Le sette opere della misericordia del Caravaggio.

L’immagine del santo emerge dal fondale, come ombra e assume volume e tono dalle mani che reggono il pargolo Gesù e dal volto arrossato, mentre S. Antonio conserva un attegiamento di riverenza, prostrato. I canonici gigli sono posti in modo marginale, al beneplacito del visitatore.

Questi esempi sono nomenclatura necessaria per comprendere come le corti presenti nella penisola italiana su cui sta tramontando la parabola ispanica, la quale non mancherà di richiederne i favori, De Mura, come gli altri esponenti dell’arte napoletana coeva, condizionando quello che branca della critica d’arte ha definito cromatismo Classicismo-Rococò.

 

 

 

 

 

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