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martedì, 9 Agosto 2022

Quella volta che un goal fece crollare lo stadio di Napoli

Il tempio del calcio napoletano non è sempre stato il "Maradona" e "se n'è caduto lo stadio" non è solo un modo di dire partenopeo

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A Napoli crollò lo stadio del Vomero, non tutti ricordano questa insolita vicenda, ma sicuramente tutti i napoletani dopo un goal del Napoli esclamano la celebre frase: “Se n’è caduto lo stadio“.

Se n’è caduto lo stadio: è un classico modo di dire del tifosi del Napoli, ma non tutti sanno che la cosa è accaduta davvero, precisamente nel corso dell’anno 1946.

Lo stadio in questione era quello del Vomero, non proprio in condizioni perfette, dopo la guerra, ma l’unico a disposizione in città dopo i bombardamenti che avevano demolito lo stadio partenopeo, allora sito al rione Luzzatti di Gianturco.

Il Napoli, nell’estate del 1945, che corrispondeva al periodo immediatamente precedente alla ripresa dei tornei veva acquistato Riza Lustha: il miglior giocatore albanese durante il periodo bellico, proveniente dalla Juventus, squadra nella quale aveva segnato copiosamente: ben 46 gol in 85 partite.

Sventuratamente, in maglia azzurra riuscì a mettere a segno uno solo goal, per l’intero girone d’andata. Così, il giornalista Carlo Di Nanni, aveva scritto su “Lo Sport del Mezzogiorno” (del quale era direttore), quella che si sarebbe rivelata una vera e propria profezia: “Il giorno in cui Lustha segnerà se ne cadranno le tribune”.

Il 27 gennaio del 1946, seconda giornata del girone di ritorno, si stava disputando Napoli-Bari.

Colpo da fuori area e l’ex-juve sbloccò se stesso e il risultato: l’entusiasmo piramidale dei tifosi napoletani accalcati sulla tribuna per quello che tutt’ora viene definito “il derby del Sud” fece crollare la balaustra.

Migliaia di persone fecero un rovinoso volo per una manciata di metri: finirono in ospedale finirono in 114, dei quali, 12 casi in condizioni gravissime.

La partita terminò poi con la vittoria della squadra di casa per 2 a 1 e il giornalista Carlo Di Nanni passò alla storia come un temuto e influente apportatore di… malasorte.

Scalogna o meno, ci vollero altri 13 anni per abbandonare la precarietà dello stadio del Vomero. Per risolvere la particolare situazione di Napoli si attivò anche il Governo, che stanziò un miliardo di lire per la costruzione di una nuova struttura.

Il 6 dicembre 1959 il Napoli prese possesso della sua nuova dimora “Stadio del Sole”, una struttura per circa 90.000 spettatori, poi battezzato “San Paolo.

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