Lettera al Signor Segretario Generale U.P.L. Sicurezza Lettera al Signor Segretario Generale U.P.L. Sicurezza

Cari colleghi e colleghe,
ho ricevuto una lettera da un gruppo di operatori o pseudo tali, in forza forse al RPCC, i quali sentendosi lesi nella Loro Maestà al pari di qualcun’altro che in passato ha riso sui miei comunicati, oppure di chi successivamente ha fatto rispondere ad una sigla, hanno deciso di comunicare il loro stato d’animo.
Prima di cercare di dire qualcosa propongo una sfida.
Scommettiamo che adesso qualcuno chiederà ai singoli colleghi di raccogliere le firme affinché si possa dimostrare che la truppa è una cosa sola con la dirigenza?
Addirittura ci sarebbero al R.P.C.C., lavoratori indecisi tra l’essere donne o uomini giusti oppure i giusti uomini e donne. Bene dopo aver letto la loro introduzione un’idea al riguardo me la son fatta: sono le giuste persone. Proprio le persone giuste.
Leggendo la nota non firmata, come tutti i cuor di leone d’altronde, il cui contenuto è sicuramente molto discutibile anche se rispettabilissimo essendo questa la loro posizione, ritengo che meriti un po’ di chiarezza la situazione, considerato che hanno sentito il bisogno di scrivere. Rispondiamo .
Affermano questi colleghi, anonimi, e pertanto a degli anonimi mi rivolgo, che loro non sono iscritti a nessun sindacato e che se alcuni di loro invece risultano essere iscritti a qualche sigla, lo hanno fatto in assoluta libertà.
Fanno anche un’altra premessa, ovvero sentono il bisogno di dire che non sono sindacalisti e non essendo tali, diciamo noi, difficilmente potranno difendere tutti da uomini o donne giuste o da giusti uomini e donne, al massimo potranno difendere loro stessi nella libertà che esiste nella nostra Amministrazione.
Libertà, alla quale si riferiscono anche gli anonimi non firmatari, non certamente conquistata con il servilismo oppure peggio con la denigrazione delle persone ma piuttosto conquistata con i sacrifici di uomini e donne che hanno lottato per i diritti in Polizia e dei poliziotti.
Purtroppo dalle parole usate si denota una preoccupazione, ovvero di non modificare lo status esistente.
Il mio comunicato aveva, ed ha solo l’intenzione di fare emergere eventuali aspetti sperequativi in termini economici e non certamente non “attenta”, parole tipiche di chi dileggia le persone diffamandole, come da loro espressamente indicato, alla libertà di fare gruppo, di far fronte comune, di tendere una mano.
Forse attenta chi in modo anarchico crede di poter incidere su alcuni aspetti tenendo fuori coloro che non si adeguano? A cosa dovrebbero adeguarsi? Allo logica della contaminazione di gregge? E no cari anonimi, non avete compreso bene.
La Polizia di Stato non è una gestione privatistica e non è una cosa propria, fidatevi di chi da 27 anni, con passione e serietà fa il sindacato.
Noi lottiamo per i diritti e non per le raccomandazioni, come quelle semmai di voler dirigere un ufficio piuttosto che un altro o voler fare dei servizi piuttosto che altri.
Lo so ci risulta difficile spiegare qualcosa a chi non vuole comprendere.
Nel 2020 ci sono ancora dei, forse colleghi, che parlano di truppa e proprio partendo da questo termine poniamo una domanda; è veramente libera la penna che scrive? Sono veramente liberi chi si attiva per una raccolta firma? Perché non rendono pubblico, invece, le loro indennità e il loro coefficiente o meglio definito da loro l’indice di guadagno ?
Anche Totò, che scriveva la lettera nel famoso film, voleva essere pagato, ma non ha mai usato il termine indice di guadagno.
Chiederò alla Corte dei Conti cosa significhi indice di guadagno, poiché sindacalmente, lo chiamerei equa ripartizione dei carichi di lavoro.
Siamo spiazzati quando chi scrive, lo fa parlando dell’amatissima Polizia di Stato e non degli straordinari eroi poliziotti poiché la Polizia di Stato, senza gli uomini e le donne che la compongono sarebbe veramente una scatola vuota.
Con riferimento al momento storico che stiamo vivendo, vi ricordo che io, firmandomi, ho chiesto le tutele sanitarie già dal 23 febbraio, la U.P.L. Sicurezza le ha chieste, anche quando qualcuno ci etichettava come sciacalli, strano ho avuto ragione, perché difendere il debole è un modo di fare sindacato.
Sono lo stesso che sta lottando per farvi riconoscere il ticket in O.P fuori sede, con relativi arretrati per una distonia causata dai quei ristoranti convenzionati ancora aperti, in barba ai DCPM ed alle ordinanze regionali, oppure la sanificazione delle auto in ritorno dalle zone rosse focolaio parcheggiate sul piazzale, luogo in comune a tutti. Sembra strano che qualcuno non se lo ricordi, forse perché scomodo che si venga a sapere?
Sono dovuto uscire sull’ansa nazionale, su skytg24, sul mattino, sul giornale.it di Sallusti e molte altre testate giornalistiche regionali, affinché ad un nostro collega , in forza da voi, venisse fatto dopo ben 14 giorni ed in due ore dal lancio delle agenzie di stampa, il tampone a lui e la sua famiglia. Non credete a me, informatevi.
Come cittadino e come poliziotto sono veramente felice del livello di professionalità raggiunto dai colleghi del RPCC, ma consentitemi cari anonimi, cosa c’entra la vostra lettera rispetto alle problematiche segnalate al datore di lavoro? In cosa vi sentite urtati? Dal fatto di aver detto che ci siano alcuni favoriti rispetto ad altri? Siete troppo uomini e donne giuste per non aver compreso che il vostro indice di guadagno non può raggiungere livelli elevati a discapito di altri.
Ma questo ripeto se vorrete, lo direte all’Ispezione Ministeriale che chiederò.
Sapete, in uno Stato Democratico esistono le regole, esistono le norme e consentitemi di dare un consiglio: se volete un momento di notorietà fatevi intervistare e dite con esattezza la vostra posizione, ma prima di farlo fatevi autorizzare, non vorremmo che qualche graduato vi segnali sotto il profilo disciplinare, sarei costretto ad intervenire per tutelarvi.
Ma tornando a noi, probabilmente il concetto di giustizia di qualcuno è ancora più forte quando toccano le indennità accessorie, quelle che fanno aumentare lo stipendio vorticosamente.
Lo ribadiamo, sindacalmente parlando, esiste un problema gestionale al R.P.C. Campania e il termine aliquota, con riferimento agli uomini e alle donne, è un termine tipico degli scarsi comandanti, ricordo a tutti che dopo il 1981 i comandanti non esistono più.
Ciò posto, se veramente si vuol essere uomo giusto, pubblicate il coefficiente o l’indice di guadagno, perché se non lo farete voi, metterò in campo tutti gli strumenti per riportare giustizia e democrazia, facendolo pubblicare.
Si parla di giustizia e non vi sembra giusto rendere visibile questo coefficiente? Oppure lo considerate giusto quando alcuni dipendenti vanno fuori sede a discapito di altri,
come esattamente è successo in questi giorni? I salti mortali per gestire la famiglia sono in capo a tutti oppure no, senza discriminazioni?
Domande semplici, alle quali uomini e donne giuste saprebbero immediatamente rispondere, con coerenza e coscienza.
Oltre che donne e uomini giusti cerchiamo anche di essere coraggiosi.
Rendessero nota come avviene la gestione? Esiste qualche segreto? Ci sono per caso alcuni favoriti rispetto ad altri? C’è gente che fa sempre gli stessi servizi e con le stesse persone a discapito di altri? Raccoglierete le firme per mettere in bacheca il coefficiente e renderlo pubblico? Io vi chiedo la trasparenza e non lasciamo il dubbio che ci sia qualcosa da nascondere.
Sapete la mia sigla sindacale, a Napoli, renderà pubblici i bilanci, ossia come sono spesi i soldi degli associati, dovreste chiederlo anche ai vostri sindacati di riferimento.
Siete o non siete uomini e donne giuste.
Affermerebbe qualcuno, che non si è firmato, che quando ci sono le aggregazioni iniziano il giro di telefonate e il servizio non si chiude se non si è tenuto conto di tutto.
Devo essere d’accordo con gli anonimi, in quanto credo che abbiano proprio ragione, le telefonate ci sono ma sempre alle stesse persone perché cari signori se esiste un coefficiente basta seguire un ordine alfabetico già scritto, molto semplice, poiché non vorrei scoprire che ci sia qualcuno che decida chi chiamare per primo.
Rigetto, perché non decorosa ed ingiusta, la vostra opinione circa l’eventualità che i telefoni dei colleghi siano spenti per paura, la rimettiamo al mittente e alla penna che ha scritto o suggerito, poiché cari anonimi dire che un poliziotto ha paura non vi fa onore, altrimenti voi che siete coraggiosi fatelo gratis.
Affermare che i colleghi hanno avuto paura di una chiamata, delegittima i poliziotti e soprattutto la Polizia di Stato, atteso che le valutazioni sulle motivazioni dei singoli colleghi e, lo dico a chi rappresenta se stesso, ci sembrano piuttosto ingiuste.
Dopo aver letto siffatta bassezza sono costretto a porre altre domande cambiando anche la considerazione sui presunti colleghi, anonimi e confusi.
A voi chiedo: a che ora esce la programmazione settimanale? Quella giornaliera? Perché rispondete ad una domanda fatta al Dirigente? Per caso qualcuno di Voi è in forza
all’ufficio servizi? Mi volete forse dire che andranno fuori sede, per la seconda volta in un mese senza aspettare il turno, coloro che si stanno attivando per una raccolta firma?
Cari anonimi, affermate che tutto va bene e che il dirigente è perfetto? Cogliamo anche la vostra battuta beffarda nei confronti di chi si proporrebbe per la aggregazioni estive, lo affermate in una lettera non firmata.
Ci viene un dubbio però: la firma non è stata messa perché chi scrive è coraggioso oppure perché avrebbe dovuto mettere il nome e cognome di altri?
Sono esterrefatto da quanta presunzione e disponibilità a tante partenze, addirittura arrogandosi il concetto di sapere bene cosa significhi essere poliziotti.
Il poliziotto è un bellissimo lavoro ma non è un lavoro gratuito, esattamente come affermate voi stessi dichiarando e riconoscendo l’esistenza di un indice di guadagno.
Chiaramente la vostra lettera sarà trasmessa al Direttore Centrale, in modo che potrà farsi una propria idea della situazione.
A tal proposito, asserire che farò una cosa non significa che stia minacciando, ma semplicemente dire che la farò e se dovessi scoprire delle situazioni, non previste dalla normativa vigente a seguito del preannunciato accesso atti, sarò costretto ad inviare anche quello, visto e considerato che parliamo di soldi pubblici allora lo diremo alla stampa, senza chiedere autorizzazioni ovviamente, perché il vostro indice di guadagno è pagato dai cittadini.
Facilitare lo spostamento dei colleghi che abitano in comuni diversi è una cosa, credetemi, che fanno tutti, ma proprio tutti, esattamente come il rispetto dell’orario di lavoro, lo fanno tutti, anche il sabato.
Da cittadino voglio anche io ringraziare, come dagli anonimi sottolineato, l’ufficio servizi del RPCC.
Lo faccio poiché non credevo sinceramente che contribuissero in modo così evidente a ridurre l’inquinamento. Buona iniziativa, direi lodevole, auspicando che qualcuno non fumi negli uffici oppure in auto di servizio evitando così, come per il rischio inquinamento, il rischio di cancro da fumo passivo.
Anche questo evidenzieremo alla futura Ispezione Ministeriale.
Visto la vostra coerenza e visto che lo sottolineate, vi chiedo di segnalare quante variazione di servizio avete ricevuto e se il tutto si è svolto secondo la normativa vigente.
Ditemi pure se vi è stato mai tagliato lo straordinario, ingiustamente, a differenza di altri, adducendo la scusa che il monte ore sia poco.
Certo tra giugno e settembre leggeremo la solita lettera prestampata con la quale qualche sigla sindacale urlerà chissà quali conseguenze se non aumenteranno il monte ore.
Si proprio in prossimità delle disdette.
Grazie dell’invito a farmi un giro al RPCC, come sapete questo è un luogo di lavoro e che non necessità di inviti, si invitano le persone verso una proprietà privata ed il RPCC non lo è.
Soprattutto il fatto che parliate sempre di gruppo, di famiglia, mi lascia perplesso, a chi non è inserito in questo gruppo cosa gli succede?
Non avete mai visto nessuno che segnali nulla, perché cari anonimi, ci sono equilibri che io non condivido e nemmeno sostengo, considerato che sono contrario a forme di aggiustamenti vari, il sottoscritto ha una cultura sindacale del fare, non del nascondere o dell’insabbiare.
Sentite il bisogno, cari anonimi di sottolineare che nessuno ha mai avuto delle agevolazioni in termini di guadagni economici. Excusatio non petita, accusatio manifesta.
Perdonatemi se in qualche passaggio ho utilizzato termini forti, vi assicuro che non volevo essere assolutamente denigratorio, d’altronde ho risposto a degli anonimi e come recita l’articolo 110 c.p., ispirandosi al principio della pari responsabilità dei concorrenti, stabilisce che quando più persone concorrono nel medesimo reato, ciascuna di esse soggiace alla pena per questo stabilita. Ma indubbiamente non è il vostro caso, sicuramente non state dicendo nulla di male su di me. Vero?
Cari anonimi se volete sapere chi sono e quale sia la mia storia sindacale, chiedete in giro e vedrete quante cose ho fatto per la categoria da quasi 30 anni con passione e dignità e se volete venire a trovarmi, sono in giro chiamatemi, sono da anni in cumulo sindacale, anche in questo momento emergenziale.
Sono in forza ed in servizio presso gli Affari Generali del Nucleo Ordine Pubblico, non credete a me, appurate presso l’ Ufficio Segreteria N.o.p..
Ah dimenticavo, non ho bisogno di visibilità, basta andare su Google.
Buona Pasqua a tutti.

Al Signor Segretario Generale U.P.L. Sicurezza.

Signor Segretario, chi le scrive è un gruppo di colleghi in forza al Reparto Prevenzione Crimine Campania.
Non è uso, costume o nostra abitudine interfacciarci direttamente e in prima persona con figure professionali del suo pregio, di solito seguiamo sempre una scala gerarchica che possa filtrare comunicazioni piu’ o meni importanti da porre alla Sua attenzione, ma dopo aver letto il suo ultimo comunicato ci creda , abbiamo avvertito tutti forte il bisogno di dirle alcune cose, vorrà scusarci dunque se non ci siamo rivolti alla sua segreteria o ai suoi delegati.
Premettiamo di non essere sindacalisti, sebbene qualcuno di noi abbia ricevuto proposte il tal senso riteniamo che la nostra missione sia unicamente quella di fare i Poliziotti e inoltre non ci riteniamo all’altezza di poter difendere e rappresentare i colleghi, ci riteniamo uomini e donne giusti o giusto degli uomini e delle donne, che hanno sempre condotto la loro vita sia professionale che privata utilizzando il buon senso, il rispetto per qualunque persona ci si ponesse di fronte, l’amor proprio e della nostra amatissima Amministrazione.
Abbiamo nel corso del tempo e della nostra esperienza maturato e fatta una ragione di vita l’idea che le guerre, quelle giuste, vadano combattute con ogni sforzo, anche estremo, e siamo consapevoli del fatto che ogni guerra ha il proprio prezzo da pagare, ma il prezzo sara’ giusto e non vano qualora sia finalizzato ad ottenere valori e conquiste quali quello della libertà.
Signor Segretario si chiederà che cosa c’entra adesso la libertà? C’entra eccome perche’ lei con il suo comunicato, a nostro parere, non solo mina la serenità della “truppa” dell’RPCC che in questo momento si trova a fronteggiare servizi delicati con uno stato d’animo che ci accomuna a quello di tutti gli Italiani, ma molto piu’ profondamente attenta la libertà di fare gruppo, di essere fronte comune , di tenderci una mano, di essere una famiglia vera e grandiosa, quella della Polizia di Stato.
In un momento storico come quello che stiamo vivendo, che non ha precedenti nella storia Repubblicana, in un giorno particolare nel quale ricade il 168 esimo anniversario della nascita del corpo della Polizia di Stato, ci siamo ritrovati a leggere un suo comunicato che lamenta una volutamente disattenta gestione dei servizi e della ripartizione delle indennità.
Segretario noi non sappiamo quale aliquota di personale in forza all’RPCC lei rappresenti ma sappiamo, noi che ci lavoriamo, che il nostro è un Reparto gestito egregiamente dove le persone preposte fanno i salti mortali per far quadrare tutto e per assicurare i servizi.
Lei forse non sa che al nostro Reparto viene data un’attenzione particolare, sicuramente non dovuta, ma piacevole e che ci fa sentire molto piu’ di un numero, alle situazioni personali di ogni operatore, Lei forse non sa che quando ci sono le aggregazioni ispecie quelle con carattere di urgenza e immediatezza , si mette in moto il meccanismo in base al quale parte il giro di telefonate e il servizio non si chiude se non si è tenuto conto di tutto, forse chi le rappresenta delle criticità in maniera a dir poco irresponsabile non le riferisce che in occasione dell’aggregazione fuori sede per Lodi i telefoni di tantissimi colleghi erano spenti per paura di una chiamata , non gliel’hanno detto che parecchi interpellati per Lodi per Bergamo, per Matera , hanno categoricamente rifiutato di partire, per problemi personali, per paura di contrarre il virus, perché alcuni dalla sede non vogliono muoversi, perche’ semplicemente spostarsi da casa richiede sacrificio da parte degli operatori e anche da parte delle loro famiglie.
In tanti, forse sempre le stesse persone, ci rendiamo sempre disponibili per qualsiasi partenza e per qualsiasi servizio, in primis perché abbiamo bene in mente cosa significhi essere poliziotti, e in secundis perché un Ufficio attento a tutte le nostre dinamiche, umane, personali, familiari, merita una mano tesa e un SI in ogni occasione.
Forse Lei non sa nemmeno che il nostro Ufficio servizi compie uno sforzo immane per costituire pattuglie di persone provenienti dalle stesse province al fine di poter utilizzare un solo veicolo per lo spostamento casa-lavoro , venendo incontro ai colleghi, e dando il contributo che si puo’ dare in questi casi per cercare di
limitare l’inquinamento , lo so per quest’ultimo problema una noce nel sacco non fa rumore, ma ognuno fa quel che puo’e noi come Ufficio abbiamo iniziato a fare la nostra parte.
Forse chi le viene a rappresentare problematiche non le dice nemmeno che per favorire un buon ambiente lavorativo, renderlo piu’ agevole al collega, rendergli le ore di servizio piu’ stimolanti e proficue, il nostro Ufficio servizi si preoccupa di mantenere nei limiti del possibile tenuto conto le esigenze di servizio, le pattuglie con gli stessi operatori che per ragioni personali di empatia o di particolare affiatamento hanno richiesto di poter espletare il loro servizio con gli stessi operatori in maniera continuativa e ripetuta.
Per i motivi che le ho elencato è facile desumere che un piccolo e insignificante scarto tra il coefficiente di un collega e quello di un altro operatore è normale che ci sia , ma parliamo di cifre insignificanti che magari spendiamo nel giro di un servizio per offrire una colazione, è di semplice deduzione anche il fatto del perché magari si ripetono i nomi degli stessi operatori in questo tipo di aggregazioni, se fosse stata un’aggregazione estiva in qualche località turistica magari ci sarebbero state tantissime risposte positive in piu’in modo da poter assicurare un ricambio del personale.
Sicuramente non le avranno detto nemmeno che l’Ufficio servizi tiene conto del cosiddetto “coefficiente” che altro non è che un indice di guadagno che tiene conto di diversi parametri proprio per ripartire in maniera piu’ uniforme possibile le indennità.
Oltretutto cio’ che ci rattrista è la velata minaccia di rappresentare tutto alla stampa qualora fosse vero quanto da Lei rappresentato alla Direzione! Se fosse tutto vero , non sarebbe questo un modo equilibrato , responsabile, serio, e professionale di risolvere una problematica, figuriamoci rappresentarla!
La maggior parte di noi è iscritta ad un sindacato, qualche operatore anche a piu’ di uno, ma mai abbiamo avuto modo di riscontrare nelle modalità di segnalazione , discussione e risoluzione delle problematiche un atteggiamento come il Suo, avremo immediatamente proposto disdetta, abbiamo bene a mente il nobile fine di un’organizzazione sindacale . Nessuno di noi ha mai avuto nessuna agevolazione in termini di guadagni economici in ragione dell’ iscrizione a questo o quel sindacato, per una questione di onestà e di rettitudine non lo avremmo mai chiesto! Anzi piu’ volte abbiamo subito variazioni di servizio, di pattuglia, proprio per agevolare colleghi che fanno tanti chilometri per giungere sul posto di lavoro, e per assicurare il servizio su ogni quadrante e su ogni giorno, anche nei giorni festivi particolari, quando il R.P.C.C. non lavora, alcuni di noi hanno sempre risposto PRESENTE!
Abbiamo sempre accettato qualunque decisione e variazione perché crediamo che in una famiglia ci si debba venire incontro e che ogni operatore è chiamato ad uno sforzo per il bene comune , e lei con il suo comunicato secondo noi ha generato solamente distanza, tensione, malumore e diffidenza che non aiutano mai, figuriamoci in questo momento cosi delicato e particolare.
Avremmo tutti noi operatori il piacere di invitarla presso la nostra sede di servizio per avere un confronto ovviamente rispettando tutte le norme di sicurezza in materia di distanze e di dispositivi di protezione, in modo tale da farle toccare con mano la soddisfazione che la stragrande maggioranza degli operatori ha per gli incarichi lavorativi, per la gestione del personale e per la suddivisione dei carichi di lavoro e di coefficiente economico di guadagno, potrebbe inoltre essere l’occasione per noi di poter renderci conto di criticità ad oggi sconosciute che lei gentilmente , magari anche con il contributo di chi si sente svantaggiato e le segnala alcune cose potrà mostrarci.
Non ce ne voglia signor Segretario se in queste righe siamo stati cosi schietti e diretti, se ci siamo forse un po’ dilungati e non ci giudichi per i patteggiatori dei superiori, riteniamo di essere abbastanza maturi e obiettivi per poter capire e valutare tutte le dinamiche lavorative.
Ci perdoni se in qualche passaggio abbiamo utilizzato termini forti ,le assicuriamo che non vogliono essere in alcun modo denigratorio ,del resto siamo uomini e donne giuste o giusto degli uomini e delle donne.

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Appassionata di scrittura ha pubblicato vari racconti con diverse case editrici e da sempre sogna di diventare giornalista. Ma il suo sogno più grande è quello di poter pubblicare una sua antologia di racconti.

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