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Gramsci venne arrestato a Roma: è l’inizio del fascismo

Era l’8 novembre 1926 quando Antonio Gramsci, uno dei padri fondatori del Partito Comunista Italiano, venne arrestato dal fascismo pur godendo dell’immunità parlamentare. Da quel momento in poi per il politico e filosofo italiano iniziò una lunga prigionia che durerà fino alla sua morte, avvenuta nel 1937.

Durante gli anni del carcere Gramsci scrisse “Quaderni dal carcere”. Si tratta di una serie di riflessioni che racchiudono sia le vicende personali dei suoi ultimi anni di vita, sia alcune summe del suo pensiero filosofico.

Gramsci e il suo sogno

Antonio Gramsci nacque nel 1891 ad Ales, in Sardegna, da famiglia assai modesta ma si trasferì a Torino nel 1911. Dopo aver intrapreso l’università mai terminata, si iscrisse nel 1913 al Partito socialista. Con l’ascesa al potere dei bolscevichi in Russia nell’ottobre 1917, Gramsci ammirò particolarmente la figura di Lenin, unendosi ai socialisti rivoluzionari italiani.

In quegli stessi anni il politico italiano elaborò una strategia di chiara ispirazione leninista, basata su di un’alleanza tra operai del Nord Italia e contadini del Sud, organizzati in consigli direttamente sotto la sorveglianza del partito rivoluzionario. Solo attuando questa strategia, si sarebbe potuta organizzare e realizzare con successo una rivoluzione comunista anche in Italia.

Questo fu uno dei motivi che lo spinse ad abbandonare il Partito Socialista e a fondare, nel 1921, il Partito Comunista Italiano, di cui fu segretario. Le strategie e le speranze di Gramsci fallirono però quando nel 1926 Benito Mussolini prese il potere costruendo una dittatura fascista.

L’arresto di Gramsci

Il 1926 fu un anno particolarmente duro per la politica italiana. Gramsci stava cercando quanto più possibile di frenare l’avanzata fascista. Ci provò con tutte le sue forze, proponendo a tutte le forze di opposizione di unirsi in una sorta di Antiparlamento per presentarsi come risposta efficace alla destra a livello istituzionale.

Il 31 ottobre l’auto di Benito Mussolini fu oggetto di alcuni colpi di pistola a Bologna, in via Indipendenza. Il duce rimase illeso. I fascisti utilizzarono l’attentato come pretesto per compiere una serie di violenze ed ingiustizie, tra cui appunto, l’arresto di Antonio Gramsci. Il 5 novembre Mussolini sciolse tutti i partiti di opposizione e negò la libertà di stampa. L’8 novembre 1926 fece arrestare Gramsci, che essendo deputato, godeva dell’immunità.

Gramsci e la prigionia: I “Quaderni dal carcere”

Il calvario era appena cominciato. Il politico veniva trasferito continuamente di prigione in prigione, in diverse città italiane, fino alla sentenza del 1928 che lo condannò a ben venti anni di carcere. La sua lotta politica però non ebbe mai fine. In prigione iniziò a scrivere la sua opera più importante, i “Quaderni dal carcere”.

Qui l’intellettuale affrontò vari argomenti come la questione meridionale, il folklore come arma che sfruttano le classi dominate per opporsi ai valori borghesi. Di particolare interesse nell’opera è di certo l‘egemonia, ovvero il mezzo che permette a una classe di mantenere il controllo sociale di un Paese.

La morte

I tanti anni di prigionia portarono il filosofo ad ammalarsi gravemente. Infatti Il 27 aprile 1937 Antonio Gramsci morì, ad appena 46 anni, a Roma, nella clinica Quisisana.

Eva Maria Pepe
Eva Maria Pepe
Laureata in Lettere classiche, ama l'arte, la letteratura, i viaggi. Il suo più grande sogno è diventare scrittrice.