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giovedì, 23 Settembre 2021

Giovane abusata denuncia boss , insulti e minacce su social

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Domenico Papaccio
Laureato in lettere moderne presso l'Università degli studi di Napoli Federico II, parlante spagnolo e cultore di storia e arte. "Il giornalismo è il nostro oggi."

La giovane che ha denunciato il boss per stupro, dopo l’arresto avvenuto nella giornata di ieri nell’area tra Acerra e Castello di Cisterna è stata posta alla gogna pubblica tramite i social network, con insulti e minacce rivolte da utenti facebook a lei e suoi familiari.

La notizia è stata divulgata con un post via social dal consigliere dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, il quale si è fatto portatore della vicenda, mediante la pubblicazione dei commenti al post della notizia dell’arresto del boss del clan del centro storico di Acerra, da parte di un’emittente locale.

La giovane ha circa 16 anni oggi; secondo quanto riferito agli agenti, l’evento risalirebbe a due anni fa quando l’imputato dello stupro e capofila del clan smantellato dagli uomini dei Carabinieri di Castello di Cisterna, Pasquale Di Buono detto o’ Marcianisiell, figlio del boss Vincenzo, avrebbe adottato la sua appartenenza all’associazione criminale per adescare e abusare la giovane.

Ad oggi, l’imputato di violenza sessuale ai danni della giovane, sarebbe a capo dell’omonima organizzazione che taglieggia il territorio a nord di Napoli, attraverso lo spaccio di stupefacenti e analoghe attività illecite.

La denuncia è partita a seguito dell’avvenuto blitz che ha portato in manette il Di Buono, trasportato in regime detentivo presso la Casa circondariale di Secondigliano.

Stando alle dichiarazioni da parte dei concittadini della 16enne abusata, la giovane sarebbe “una che se la sarebbe cercata”, secondo giudizi allusivi alla scarsa moralità e i facili costumi della ragazza, sfociando in mere accuse e insulti che vanno a toccare la giovane sul piano familiare e personale dinanzi ad un evento subito di tale portata.

Ciononostante, non sono mancate persone di buon senso del territorio acerrano, i quali hanno mostrato sostegno per la giovane, vittima della brutalità non soltanto del suo aguzzino carnale, ma anche della comunità al pari della Giacinta del Capuana.

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