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Chiara Francini e il monologo sulla maternità

Chiara Francini, l’attrice al fianco di Amadeus e Morandi alla conduzione della 73esima edizione del Festival di Sanremo.

La sua partecipazione al Festival non è passata indifferente soprattutto al pubblico femminile.

Chiara Francini, nella terza serata, ha infatti tenuto un monologo sulle donne e la maternità mancata.

Un discorso molto profondo e toccante combinato con una sottile vena ironica.

Chiara Francini è arrivata al cuore di tutte noi donne che ogni giorno ci sentiamo sbagliate, inferiori o fuori tempo.

Proprio questo “essere fuori tempo” è ormai un demone che sta dilagando nella società della nostra epoca, dove la vita viene intesa come una gara, e non sono ammessi fallimenti.

Vale per una ragazza di venticinque anni che si uccide nel bagno dell’università chiedendo scusa per “i suoi fallimenti”.

Così come vale per una neo mamma accusata di essere “sbagliata” per essersi addormentata con il figlio in braccio, stremata dal parto.

E vale per tutte quelle volte in cui si chiede a una donna:

“Ma quando ti sposi?”, “Ma quando lo fai un figlio?”, “Ma non li vuoi o non vengono?”.

Sono solo domande, sì, ma che pesano come macigni.

Perché le parole hanno un peso, ma non lo ricordiamo.

E così ci arroghiamo tutti il diritto di esprimere sentenze gratuite, senza pensare alle conseguenze di queste parole.

E intanto se non ti laurei “in tempo” hai fallito; hai fallito se a trent’anni non sei sposata, se pur essendo impegnata in una relazione, decidi di non sposarti.

Hai fallito se scegli di studiare, di realizzarti professionalmente prima che sentimentalmente, provando magari a creare le basi per garantire un futuro a quel figlio che ancora non c’è, ma forse c’è sempre stato.

E in mezzo a tutto questo bisogno di arrivare, in mezzo a tutta questa rabbia, in mezzo a questa mentalità tossica che ci viene lentamente inculcata ogni giorno, ci sono le persone, con i propri dolori, le proprie sofferenze.

Ci sono le donne che se non rispettano quell'”orologio biologico”, non sono meno donne.

C’è la vita, che non è una gara, non ci sono tappe e non ci sono tempi stabiliti.

Ognuno ha il suo tempo.

Il monologo di Chiara, ha colpito proprio perché ci ha ricordato che siamo fallibili, siamo fragili.

Ci ha ricordato che abbiamo tutti quella voce che dentro di noi ci porta a pensare di essere sbagliati.

Ma che condividere i propri dolori è un segno di forza e non di debolezza.

Parlare del dolore, dei fallimenti, rende quella “voce interiore” un po’ meno potente.

Perché è così che funzionano le cose della vita: non sono mai come te le eri aspettate.

 

Dora Caccavale
Dora Caccavale
Nata a Napoli (classe 1992). Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Autrice del libro "Lettere di Mattia Preti a Don Antonio Ruffo Principe della Scaletta" AliRibelli Editore. Organizzatrice di mostre ed eventi artistici e culturali. La formazione rispecchia il suo amore per l'arte in tutte le sue forme. Oltre alla storia dell'arte ha infatti studiato, fin da bambina, danza e teatro. Attualmente scrive per la testata XXI Secolo.