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È la Generazione Z a salvare il cinema

La generazione dello streaming è anche quella che riempie di più le sale.

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Cinema - Generazione Z

Al contrario di quello che si pensa, è la Generazione Z, cioè i nati tra la fine degli anni ’90 e i primi anni del 2010, a riempire oggi le sale cinematografiche e, in molti casi, a tenerle aperte. Può suonare un po’ come un controsenso. Perché parliamo della stessa generazione cresciuta con Netflix, TikTok e lo streaming sempre a portata di mano. Quella che, teoricamente, dovrebbe preferire il divano di casa al grande schermo. Eppure, non è così.

I nativi digitali sono anche i più fedeli alla sala tradizionale

Lo studio condotto da Fandango, infatti, analizza le abitudini degli spettatori, con un focus sulle nuove generazioni, e mette in evidenza un punto chiave: il cinema non sta scomparendo, ma sta cambiando pubblico.

Il dato più rilevante è che circa l’87% della Generazione Z e l’82% dei Millennial dichiarano di andare al cinema regolarmente. Numeri che confermano quanto siano proprio i più giovani a sostenere concretamente le sale. Inoltre, proprio la Gen Z sottolinea quanto sia importante che i film vengano visti al cinema, e non a casa. Non si tratta solo di presenza occasionale, vanno al cinema con maggiore frequenza e sono i più coinvolti nelle uscite “evento”, quelle da non perdere, influenzando notevolmente le performance al box office.

Un altro dato molto importante riguarda il modo in cui i giovani scoprono i film. Non sono più i trailer tradizionali a contare, ma bensì clip brevi, meme e contenuti social su TikTok e Instagram che hanno un impatto enorme. La decisione di andare al cinema, quindi, nasce online, ma si concretizza offline, in sala.

Per la Generazione Z conta l’experience

L’elemento chiave è proprio l’esperienza. Per la Gen Z, il cinema non è solo semplice alternativa allo streaming, ma è il momento in cui si esce, ci si incontra e si vive qualcosa insieme agli amici o partner. Andare al cinema diventa quindi un rito, a volte anche settimanale. Si sceglie il film evento, si organizza la serata, si condivide la visione e, subito dopo, le reazioni. A tutto questo, si collega anche l’esperienza che continua fuori dalla sala, tra commenti, stories e post sui social.

Qui entra in gioco, anche il famosissimo effetto FoMO, la fear of missing out, la paura di perderselo. Vedere un film al cinema significa anche essere parte della conversazione online, non restare indietro e non sentirsi esclusi da ciò di cui tutti parlano. Ecco perché funzionano soprattutto i film “evento”, si basti pensare al Il Diavolo Veste Prada 2, al nuovo film di Christopher Nolan The Odyssey e al nuovo film di Spider-Man: Brand New Day, entrambi in uscita a luglio. Sono quelli che bisogna vedere subito, per evitare spoiler e per non restare fuori dal discorso.

La sala diventa così un’esperienza selezionata, consapevole, spesso legata a momenti sociali e culturali. È il luogo dove si vivono i film più attesi, dove si condividono emozioni e dove si partecipa, anche indirettamente, a una conversazione più ampia che continua poi online. Una combinazione perfetta tra digitale e fisico, tra social e presenza.

Quindi no, le sale cinematografiche non stanno scomparendo, stanno cambiando pubblico. E quel pubblico è, inaspettatamente, quello che dovrebbe abbandonarle, ma che invece, le riempie e le tiene in vita.