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lunedì, 27 Settembre 2021

Un biopic per celebrare Stanlio e Ollio

Il film di Jon Baird, in arrivo il prossimo primo maggio, riesce ad andar oltre alla maschera. Il duo della risata in bianco e nero della golden age di Hollywood rivive nei suoi tratti abissali anche i tormenti di una carriera che ebbe come ultima tappa proprio il vecchio continente.

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Domenico Papaccio
Laureato in lettere moderne presso l'Università degli studi di Napoli Federico II, parlante spagnolo e cultore di storia e arte. "Il giornalismo è il nostro oggi."

 

Stanlio e Ollio sono stati nella mente, soprattutto delle generazioni precedenti, il duo perfetto della risata.

L’ ingenuo e geniale Stan Lauren e il buffo e arrogante Oliver Hardy dal corto del 1921,cane fortunato, successivamente con film entrati nel mito, come “Noi siamo le colonne”, “il Compagno B”, per un totale di oltre 106 film, con una carriera capace di passare indenne dal muto al sonoro.

In Italia i loro film ci sono giunti nel secondo dopoguerra, con doppiatori d’eccezione, come Alberto Sordi e Carlo Cassola.

Ed ancor oggi, questa loro fiamma non smette di rinvigorire il riso. Il primo maggio 2019, anche in Italia potremmo ripercorrere un tratto estetico che ci permetterà di cogliere anche quella parte dietro la maschera.

Diretto da Jon Baird e prodotto dalla Lucky Red, Stanlio e Ollio non è un biopic, ma un dramma che scava a ritroso, partendo dalla tournée europea del 1953.

Al momento, il film ha conseguito alcune nomination per il Golden Globe, come per il migliore attore.

Interpretati rispettivamente da Steve Coogan e John C. Reilly, le vicende del duo sfiorano momenti difficili riguardanti la salute psico-fisica di Oliver Hardy, oltre alle difficoltà personali tra i due attori, legati da un filo rosso che non hanno mai rotto sulla scena.

Tra i primi a salutare con entusiasmo la pellicola è stato un uomo non insolito alla bellezza, il critico d’arte, Philippe Daverio.

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