Solitudine e demenza, un legame imprescindibile

La solitudine, anche in ambito relazionale, oggi sembra essere un po’ di moda, un fattore sociale imprescindibile per l’etica moderna, ma la solitudine ha i propri difetti.

Sembrerebbe infatti che la solitudine sarebbe in grado di sviluppare la demenza nell’individuo.

Ad appurare questa tesi è stato uno studio condotto dai ricercatori del College of Medicine della Florida State University (FSU), che ha stimato che vivere da soli aumenta di ben il 40% il rischio di sviluppare la demenza nell’individuo, applicando suddetto rischio a tutti i fattori demografici dell’individuo, compresi genere, etnia, istruzione, e ad un ulteriore fattore fondamentale, cioè se la persona mantiene contatti sociali con amici e familiari.
I risultati dello studio sono stati pubblicati sul Journals of Gerontology.

“Non siamo le prime persone a dimostrare che la solitudine è associata a un aumentato rischio di demenza. Ma questo è di gran lunga il più grande campione finora ma considerato, con un lungo follow-up, in cui la popolazione era più diversificata” secondo quanto dichiarato, attraverso una nota pubblica, la dottoressa Angelina Sutin, associata del Dipartimento di Scienze del comportamento e medicina sociale della FSU e principale autrice dello studio.
La dottoressa Sutin, insieme al suo team, ha portato avanti studio basandosi sull’analisi di dati relativi ad un campione pari ad oltre 12mila partecipanti, raccolti grazie all’associazione con l’University of Michigan Health and Retirement Study of Americans.

Il campione analizzato constava di soggetti di età minima pari a 50 anni, e rispettivi coniugi, ed ha avuto la sponsorizzazione dell’Istituto nazionale per l’invecchiamento e l’amministrazione della sicurezza sociale.


“Penso che questo studio si aggiunga alla letteratura sottolineando l’importanza dei fattori psicologici e di come gli individui interpretano soggettivamente la propria situazione. Ciò è ugualmente importante e separato da ciò che misuriamo oggettivamente, oltre a dare credibilità all’idea di chiedere alle persone come si sentono riguardo alle cose: in questo caso, come si sentono riguardo alle loro interazioni sociali”, ha affermato la dottoressa Sutin.

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Giovane studente universitario iscritto alla facoltà di lettere moderne dell'Università degli studi di Napoli Federico II appassionato di giornalismo.

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