Il calcio con la crisi di nervi.

Si ferma la serie A e la pausa post-natalizia mai come in questa occasione si può dire che sia giunta al momento propizio.

Che tacciano i cannoni, che siano riposte le armi, per la serie “diamoci tutti una calmata”, perchè in questo scorcio appena archiviato della serie A, che è coinciso con la fine dell’anno 2018 si ha l’impressione che si era tutti “sull’orlo di una crisi non solo di nervi” ma anche dell’auto-controllo, che si sa è il caposaldo di tutti i rapporti interpersonali. Da qualche parte d’italia si era deciso di festeggiare il primo martire della cristianità (Santo Stefano) con bastoni, catene e coltelli di grandezza varia per un bel party di accoglienza ad una tifoseria ospite e il resto della nazione lo ha scoperto solo perchè c’è scappato il morto. L’ennesima vittima dell’assurdo modo di concepire il calcio che rimane solo un ostaggio nelle mani di persone scellerate che lo usano a pretesto, per le loro pretese di guerre interpersonali, che mirano a coinvolgere sodali e simpatizzanti quasi sempre senza successo.Si, perchè tranne quando si canta tutti quanti insieme sulle gradinate, come dei dementi provvisori, infatti gli ultras attivisti, i capi che si ritengono superman restano solo in cento/centocinquanta e non sono interisti, romanisti, napoletani, eccetera ma sono tutti appartenenti alla stessa tribù; una tribù che non ha nulla a che vedere con le squadre e la quasi totalità della tifoseria a cui credono di appartenere. Questa è gente che se non ci andasse di mezzo la salute e l’incolumità pubblica, sarebbero quasi patetici nei loro tentativi di darsi delle regole e dei codici di comportamento che rasentano tentativi quasi infantili di giocare alla guerra senza fare la guerra, con le facce nascoste dai passamontagna e quindi con rischi accuratamente calcolati, che vengono disattesi però solo se ci scappa il morto. Solo allora si finisce di giocare e la macchina inquisitiva si rimbocca le maniche sull’onda dei “non si può morire per una partita di pallone” insieme ai fiumi di parole che servono solamente ad annegare lo sdegno dell’opinione pubblica che tempo tre giorni, focalizzandosi su nuovi eventi di cronaca, lascerà ancora una volta gli stadi in balia di questi sedicenti “guerrieri”. Come si può permettere ad uno sparuto gruppo di questi soggetti di tenere in scacco un sistema miliardario come il calcio è un interrogativo che tutti quanti dovremmo porci e verrebbe facile dire ” perchè purtroppo l’Italia non è come l’Inghilterra”, ma noi sappiamo per certa una cosa; si può fare, ergo, ci si deve riuscire a rischio di fermare il carrozzone, perchè per quanto sia grave la perdita in danaro che ne conseguirebbe per tutto il sistema, non si arriverà mai a superare il valore di un’altra vita falciata, con la coscienza sporca di chi non ha fatto nulla per evitarlo.

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