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domenica, 29 Gennaio 2023

Medici e Ssn non curato: domani è protesta

Al centro dello sciopero un sistema politico che non si occupa di chi della cura fa una professione e, di conseguenza, di chi, a quelle cure, è sottoposto

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Rosalba Caramiello
Giovane psicologa clinica laureatasi all'Università di Roma "La Sapienza" ed educatrice, appassionata di giornalismo e fotografia.

Domani, 23 novembre, i medici del Servizio sanitario nazionale sciopereranno, pena per i cittadini l’annullamento di 40mila interventi, oltre alle prestazioni specialistiche e ad esami clinici, salvaguardando però gli interventi indifferibili e d’urgenza.

Gli scioperi avverranno in ogni capoluogo, con la partecipazione di tutti i maggiori sindacati di categoria, come l’Anaao e Fp Cgil Medici e coinvolgerà medici, veterinari e dirigenti sanitari, per un totale di 135mila professionisti.

Innumerevoli le ragioni che nella giornata di domani obbligheranno questa classe lavorativa a non scendere nel proprio campo d’azione, ciò in nome anche di un miglioramento del servizio reso al cittadino.

Lo scopo è quello di “sollecitare una riscrittura delle priorità che riconosca ai problemi della nostra categoria e della sanità il diritto di avere soluzioni chiare e positive perché i nostri problemi sono anche quelli dei cittadini che non accedono alle cure e non vedono tutelato il diritto alla salute”, lo sostiene il segretario nazionale Anaao Assomed, Carlo Palermo.

I medici allertano infatti la classe dirigente circa la problematica della carenza di personale. Tale dato sarebbe reale ed estremamente significativo dal momento che l’indagine indetta dall’Aaroi-Emac (Sindacato degli Anestesisti Rianimatori) evidenzia che il 91% Degli Ospedali Pubblici Italiani denuncia a gran voce tale mancanza.

Un’aderenza altamente diffusa è prevista proprio per la classe degli Anestesisti-Rianimatori in quanto si tratterebbe di una figura bistrattata dagli ospedali della nazione.

Anziché, come secondo legge, essere presenti per 24h, pronti alla risoluzione di casi di cui ci si dovrebbe occupare immediatamente, le strutture sanitarie preferiscono contattarli solo all’occorrenza, a causa del ridotto numero degli stessi professionisti o per motivazioni legate all’opportunismo economico. Un disagio che costringe questi lavoratori addirittura ad alloggiare in residenze alberghiere allocate nei pressi degli ospedali, nell’eventualità di una chiamata.

Tra le richieste si annoverano poi un fondo sanitario che dovrebbe essere rimpinguato, nuove assunzioni, stabilizzazione delle situazioni di precariato ed il rinnovo del contratto, impantanato da 10 anni, senza contare il necessario ulteriore finanziamento destinato agli specializzandi post-lauream, bloccati nel loro percorso di studi.

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