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sabato, 15 Maggio 2021

Lavoro in smart working: danni per l’economia urbana

La pandemia reinventa il modo di lavorare, oggi i lavoratori sono a casa ma è probabile che questa scelta ci sia anche in futuro. Ci sono i pro e i contro da tenere presente

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La pandemia globale ha aperto una finestra sul futuro: lo Smart Working per almeno il 15% delle attività, ma ciò rappresenta anche un possibile danno economico per le attività urbane.

La situazione storica di pandemia con cui abbiamo dovuto fare i conti ha inevitabilmente cambiato molti aspetti della vita, soprattutto quella lavorativa. Tutto ciò che è stato possibile adattare alle nuove necessità, permettendo così anche di poter lavorare, è stato fatto con lo smart working, circa il 60% delle attività economiche si sono dovute reinventare al meglio contro l’emergenza sanitaria.

Lezioni scolastiche, corsi di pilates, esami universitari, negozi di abbigliamento, gestioni di aziende ecc…tutto in smart working, che ha “salvato” oltre 6 milioni e mezzo di italiani nel pieno della pandemia.

È vero che da un momento all’altro ci si è dovuti adattare ad un modus operandi totalmente nuovo che ha le sue difficoltà, ma è anche vero che ciò ha permesso prospettive migliori per il futuro.

Secondo uno studio recente di Bloomberg, il lavoro da casa rende più produttivi. L’ambiente confortevole, la possibilità di stare a casa con la propria famiglia, nessuno stress dovuto al prendere in orario i mezzi per arrivare sul luogo di lavoro ecc, consentono una prospettiva allettante; infatti si tiene conto che circa un quarto della forza lavoro continuerà a lavorare in smart working in futuro.

Colossi come Spotify hanno già annunciato che consentiranno ai propri dipendenti di scegliere se lavorare in ufficio o continuare in smart working da casa.

Tale scelta diventa anche “green” dal momento che verranno poi ridotti i consumi dovuti agli spostamenti.

Sempre secondo gli studi, la maggiore produttività permetterà di avere effetti positivi sul Pil, dunque un aumento di denaro e risparmi.

Anche se gli uffici non verranno più usati dai dipendenti, le società stanno già pensando a quella che viene chiamata ” ridistribuzione creativa“, ossia investire in nuove attività così da non consentire alle attività in chiusura di rimanere ancorate alla loro situazione fallimentare.

Nota dolente dello Smart working 

Malgrado le prospettive interessanti, ci sono anche quelle preoccupanti e quasi inevitabili.

Si deve tener conto che proprio i lavoratori di aziende che si spostano ogni giorno, sono anche i consumatori per eccellenza che fanno girare l’economia urbana, basti pensare che rappresentano il 70% dell’attività economica.

Siamo abituati a vedere, nell’orario di punta, file di impiegati che si accalcano fuori i ristoranti o i bar per consumare; questa semplice abitudine consente alle attività di guadagnare, ma se viene a mancare allora è probabile che proprio quest’ultime possano avere un deficit che raggiunga il 13%. 

questi lavoratori riducono il pendolarismo e, rimanendo di più a casa, spenderanno meno in cibo e acquisti, servizi personali e intrattenimento vicino ai luoghi di lavoro raggruppati nei centri urbani, per questi motivi i distretti centrali degli affari vedranno cali di spesa notevolmente maggiori rispetto ai livelli pre-pandemici“- spiega il team di ricerca americano.

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