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Kintsugi: metafora delle fratture e dei cambiamenti nell’arco di vita

Le relazioni sono un mondo complesso, vasto e in continua evoluzione che necessita di essere salvaguardato. In una società che cambia rapidamente, è importante riflettere sulla riparazione degli affetti nella vita.

Volendo utilizzare una metafora, potremmo dire che il processo di riparazione ricorda il processo che si attua quando ripariamo un oggetto caro.

Oggi è assai diffusa la tendenza di sostituire il vecchio (cioè il vissuto) con il nuovo, un atteggiamento esemplificato dalla corsa costante all’ultimo modello di cellulare, ritenuto più veloce ed efficace. Tuttavia l’utilizzo di vecchi articoli non vuol dire necessariamente restare indietro con i tempi e il rischio è che questa modalità si generalizzi alle relazioni. I conflitti vengono vissuti con frustrazione e questo porta a gettare la spugna.

Alla base di questo processo c’è una scelta dettata da un bisogno del momento, supportato da una serie di meccanismi che investono la nostra società. Le riparazioni hanno un valore molto importante, non equivalgono ad accontentarsi o a “mettere una toppa” bensì a credere relazioni e portarle avanti.

La metafora giapponese del Kintsugi

Il Kintsugi è un’antica arte giapponese che consiste nella riparazione di oggetti che hanno subìto una rottura, questo avviene con una lacca dorata che prende il nome di urushi.

Quando un oggetto cade e si rompe, il primo istinto è proprio quello di buttarlo, il Kintsugi costituisce un’alternativa più matura, valorizzando le crepe e le imperfezioni.

Analogamente, dal punto di vista psicologico la metafora di quest’arte corrisponde al processo di riparazione da un punto di vista personale e relazionale. La pratica del Kintsugi offre una prospettive nuova, che considera l’imperfezione come un privilegio, una ferita dalla quale potrà nascere qualcosa di più importante.

Tale concetto è esemplificato dallo psicanalista Recalcati, che nel suo libro scrive: “Nell’arte del Kintsugi vediamo in atto una straordinaria operazione: il vaso è ancora quello di prima anche se non è più quello di prima. Ha cambiato immagine, è un altro vaso, eppure è costruito sui resti del vaso rotto. Nonostante il trauma della sua rottura, grazie alle mani sapienti del vecchio artigiano è divenuto l’occasione per una nuova creazione. I punti di rottura sono stati dipinti d’oro; le cicatrici sono divenute poesie. In questo senso l’esperienza del perdono è un’esperienza di resurrezione. L’amore che pareva morto, finito, gettato nella polvere, senza speranza, ritorna in vita, ricomincia, riparte”.