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sabato, 2 Luglio 2022

Islanda, il ricordo preponderante di una data simbolica

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Che cos’è la vita? La vita è l’insieme delle caratteristiche degli esseri viventi, che manifestano processi biologici come il metabolismo, riproduzione ed evoluzione. Ogni essere vivente ha il diritto alla vita? Che quesito banale, naturalmente, risposta affermativa. In alcune occasioni, però, le circostanze sono complesse e le scelte difficili: il 28 gennaio 1935, circa 86 anni fa, l’Islanda si è affrettata a diventare il primo paese al mondo a rendere lecito l’atto dell’aborto, una scelta avvalorata dalla votazione del popolo.

L’Islanda ha approvato la legge numero 38, per regolamentare l’interruzione volontaria della gravidanza. Questo decreto prevedeva, dunque, che i medici avessero tenuto in considerazione delle condizioni di salute e familiari della madre nel decidere se eseguire l’interruzione. Avete capito bene cari lettori, il primo paese sul pianeta a legalizzare la pratica dell’aborto.

Una volta stabilito questo decreto, in tutti gli Stati, che si accingevano ad affrontare una tematica così delicata, il dibattito è stato accompagnato da molteplici polemiche, causate in particolare dai valori religiosi dei cittadini. Malgrado queste dispute, spesso anche violente, al giorno d’oggi la gran parte delle nazioni ha leggi che regolano l’aborto; coesistono comunque dei casi di illegalità, concentrati soprattutto in Africa, Sud America e penisola araba.

La pratica dell’interruzione volontaria di gravidanza è stata usufruita in differenti società ed epoche sin dall’antichità, con diverse cause e funzionalità. Precedentemente, gli aborti erano effettuati attraverso l’utilizzo di strumenti taglienti o di erbe medicinali; i metodi moderni, invece, sono collegati all’uso di alcuni farmaci o alle tecniche apportate dalla chirurgia.

Con il progresso della prevenzione e della scienza medica in particolare, la consapevolezza sociale degli eventuali pericoli legati all’aborto al di fuori di edifici ospedalieri, la tematica dell’interruzione volontaria di gravidanza suscitò dei dibattiti più accesi, in particolare nei paesi occidentali. Ma fu, quindi, l’Islanda per prima ad incanalare questa nuova strada, a rendere un “semplice” atto consuetudinario l’aborto.

Spesso e volentieri la pratica dell’aborto è dettata da scelte forzate, decisioni provenienti da circostanze esterne. Dopotutto chi è il folle, pur non dominanato da istinti primordiali, a rifiutare l’ipotetica vita di un proprio figlio o figlia? Non è sempre facile imboccare la strada giusta, l’aborto spesso è frutto di situazioni estrinseche. Sta di fatto che, con l’iniziazione dell’Islanda di 86 anni fa, è stato compiuto un enorme passo in avanti.

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