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Il 25 febbraio nasceva Benedetto Croce, filosofo senza tempo

Il 25 febbraio 1866 nasceva Benedetto Croce, uno degli intellettuali più influenti del Novecento, i cui ideali sono alla base della cultura italiana attuale.

I genitori erano dei ricchi proprietari terrieri, ma morirono quando Croce aveva solo diciassette anni, a causa del terremoto che colpì Casamicciola (uno dei sei comuni dell’isola d’Ischia). 

Era il 28 luglio del 1883, quando alle ore 21,25, un violento terremoto (5,8 scala Richter) colpì l’isola d’Ischia.

La famiglia Croce si trovava a Casamicciola per una breve vacanza estiva e il sisma mentre erano intenti a mettersi a tavola per cena. Entrambi i genitori morirono e anche la sorella Maria non riuscì a salvarsi, intrappolata sotto alle macerie.Benedetto Croce anche lui rimasto sepolto dalle macerie, venne estratto vivo, ma gravemente ferito ad una gamba ed a un braccio. 

Fu l’esperienza più angosciante della sua vita, come raccontò lui stesso in alcune pagine autobiografiche, e quello spavento, lo segnò profondamente nell’animo e nel fisico essendo rimasto da allora claudicante.

Dopo le cure il futuro filosofo fu affidato allo zio materno Silvio Spaventa che lo ospitò nella sua casa romana.

Nato il 25 febbraio a Pescasseroli, Bendetto Croce iniziò gli studi filosofici con il filosofo Antonio Labriola, avvicinandosi all’idealismo hegeliano. Il filosofo non terminò gli studi universitari e dopo aver viaggiato in Europa, si stabilì a Napoli. Nel 1903 creò la rivista che diventò il principale strumento di divulgazione del suo pensiero. Riuscì ad entrare negli ambienti della Società storica presieduta da Bartolommeo Capasso stringendo una forte amicizia con lo storico sulmonese Giuseppe De Blasiis, Salvatore Di Giacomo e Michelangelo Schipa.

 Le idee di Benedetto Croce, hanno contribuito a dare un decisivo sviluppo al dibattito culturale e politico dei suoi tempi e quell’influsso perdura. Grazie allo studio dell’hegelismo e della tradizione napoletana dell’hegelismo, permise a Croce di rompere la tradizione del tempo, di aprirsi ad un nuovo mondo e così nacque una vera e propria concezione impressionistica, che non si fondava sulla scienza della letteratura ma sulle impressioni.

Bendetto Croce non s’interessò solo di filosofia, si dedicò ben presto agli studi della letteratura italiana, in particolar modo Dante ed Ariosto, ma anche molti autori del Seicento. In questo modo, il filosofo unisce l’attività di intellettuale a quella politica, diventando senatore liberale dal 1910. Inizialmente a favore del Fascismo, dopo il delitto Matteotti, cambiò radicalmente idea, attribuendo alle proprie opere storiche il compito di esplicitare la critica agli anni della dittatura fascista.

La storia crea aspetti che si legano alla logica filosofica e l’elemento filosofico, come del resto la filosofia non è possibile senza l’elemento storico, a tal proposito Croce affermò: “Bisogna conoscere il significato dei problemi del proprio tempo;il che importa conoscere anche quelli del passato” per poter fare filosofia, giacché la filosofia medesima “non è né fuori né a capo o a termine, né si ottiene in un momento o in alcuni momenti particolari della storia”.

Tra le altre opere principali: Passato e presente nella storia della filosofia (1967); Tramonto di un mito. L’idea di “progresso” fra Ottocento e Novecento (1984); L’essere e le differenze. Sul “Sofista” di Platone (1991); Variazioni sulla storia di una rivista italiana: “La Cultura” (1992).

Menzionarle tutte sarebbe impossibile, ma ciascuna di esse rappresenta un punto cruciale nel pensiero di Benedetto Croce, la cui eredità culturale e filosofica alimenta ancora oggi l’ambito culturale nostrano.