Carestia senza precedenti nel Sud del Sudan

Una vera e propria catastrofe umanitaria

Una carestia che non ha precedenti nella storia del Sudan e, in generale, dell’intero continente africano.

Il Sud del Sudan, una delle zone notoriamente più povere dell’Africa, è in grave difficoltà a causa di una mancanza di cibo diffusa che ha coinvolto circa 7 milioni di persone, un numero impressionante per questo triste primato.

Le stime Onu ed Unicef raccontano di una vera e propria catastrofe e di una condizione umanitaria indegna: circa 1 persona su 2 consuma un singolo pasto ogni 3 giorni, da non più di 400 kcal, ossia circa il corrispettivo di una frugale colazione con latte e cereali.

Le conseguenze di questo dato impressionante si ripercuotono inevitabilmente sullo stato di salute della popolazione. La mortalità è naturalmente aumentata sensibilmente: circa il 73 % rispetto all’anno scorso.

Le patologie da denutrizione, come la cachessia, sono ubiquitarie su tutta la zona del Sud del Sudan, così come quelle legate al sistema immunitario, chiaramente indebolito dai ridottissimi introiti provenienti dall’ alimentazione.

Le principali cause della carestie, come da dati Unicef, sono riferite alle scarse piogge nel corso della stagione della crescita delle piante che, di conseguenza, hanno impedito la raccolta minima di cui la popolazione aveva bisogno.

Frumento, orzo e altri cereali non bastano a sfamare neanche una persona, considerando un individuo la cui famiglia è composta da 4 membri.

I dati Onu riportano un altro dato allarmante. Il Sud del Sudan, infatti, ha subito le conseguenze più gravi della guerra civile di alcuni mesi or sono: molti campi sono andati distrutti, i contadini che aravano i campi sono stati deportati, uccisi o sono scappati per non incappare nelle scorribande dei militari fedeli all’ex dittatore Al-Bashir.

Si prospettano nei successivi mesi dei peggioramenti della situazione già in essere, dove ai circa 1,9 milioni di persone già in fase 5 della Scala della Carestia (carestia diffusa e gravissima con emergenza non rientrabile in meno di 6 mesi) si aggiungeranno quasi 6 milioni di persone provenienti dalla fase 3 della suddetta (carestia gravissima).

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