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Caravaggio, ipotesi di prestito delle opere napoletane

Nel 900′ l’opera del Caravaggio ha trovato lo spazio che meritava uscendo dal torpore e dall’ingiusto astio patito nel passato.

Ma ciò l’ha resa anche vittima, pari alla sua stessa reale connotazione enigmatica, di interventi dall’alto per portarla fuori dalle arre in cui quelle opere e il nome del Caravaggio ha trovato spazio permanente.

Tempo addietro a dar clamorosa risposta negativa ad una possibilità di prestito di una tela napoletana del Caravaggio è stato il Pio Monte della Misericordia, detentore de “Le Sette opere di Misericordia”.

Ultimo no in ordine di arrivo è giunto da Siracusa, ove l’iniziativa del prof. Giansiracusa ha bloccato la possibilità di prestito della “Santa Lucia” del Merisi per la mostra al Mart di Trento e Rovereto, promossa da Vittorio Sgarbi.

La petizione via Web su Change.org ha ricevuto larghissime adesioni impedendo al rinomato critico di ottenere l’opera sicula. 

Ma ciononostante Sgarbi ha già proposto un’alternativa. L’asso nella manica sarebbe un Caravaggio “napoletano”, già in fuga dal partenopeo Museo di Capodimonte: “La Flagellazione di Cristo”.

Attualmente, infatti La Flagellazione di Cristo, dopo essere stata in terra americana, precisamente in Texas, per la mostra Flesh & Blood Masterpieces from  the Capodimonte Museum, sta salpando la rotta verso il ritorno nel suo luogo consolidato.

La cessione in prestito delle sue preziose tele per tempistiche così elevate, spesso intorno ai tre-quattro mesi e la scarsa cura ha svalutato il prestigio e le visite dell’ente museale partenopeo.

In periodo antecedente al Covid, il Museo di Capodimonte aveva concesso per mostre estere firme e nomi dell’arte italiana tra Rinascimento e Barocco, quali Artemisia Gentileschi, Annibale Carracci e José de Ribera, insieme al Caravaggio.

La mostra al Mart art organizzata da Sgarbi ha come oggetto tematico il confrontare Burri e Caravaggio quali sintesi visive di due epoche, due mondi e due immagini di uomini, oltre che per finanziare, stando alle parole di Sgarbi il restauro dell’opera siracusana del Caravaggio.

Ma nel caso di assenso avrebbe come dato di fatto impoverire la rilevanza di enti museali locali e di portata straordinaria, come nel caso di Capodimonte e la “Collezione Farnese”.

L’anno scorso, definibile anno caravaggesco, vide l’opera di promozione del Merisi nel territorio napoletano fruttuosa per le casse del museo quanto per lo stesso rinvigorito turismo nel periodo del “Maggio dei Monumenti”, con un’attività di coordinazione tra Capodimonte, Pio Monte della Misericordia e Palazzo Zevallos.

Non ancora chiara, intanto, è la posizione del museo partenopeo, mentre la ribadita volontà di Sgarbi di mettere le mani sulla tela del Merisi si profila dietro l’angolo. 

Domenico Papaccio
Domenico Papaccio
Laureato in lettere moderne presso l'Università degli studi di Napoli Federico II, parlante spagnolo e cultore di storia e arte. "Il giornalismo è il nostro oggi."